CONTROINFORMAZIONE INTERNAZIONALE N.8

NIENTE GIUSTIZIA, NIENTE PACE

Dalla rivolta di Watts a quella di Los Angeles, i terremoti sociali che hanno scosso l'America
Harry Cleaver [da Clash n.6]

Non avevamo un 1° Maggio come questo da anni. I tumulti di massa che hanno fatto tremare gli USA, da Los Angeles a San Francisco, da Atlanta a New York, sono molto di più che proteste contro il verdetto di non colpevolezza al processo dei poliziotti che avevano brutalmente picchiato R. King.

Il verdetto ha suscitato una ribellione le cui energie provengono da molte fonti. Quando la ribellione si è diffusa, prima infiammando Los Angeles, e poi esplodendo in tutti gli Stati Uniti, il grido di rabbia che l'ha accompagnata - No Justice No Peace! - si riferiva non soltanto al verdetto, ma alla vita in America, specialmente alla vita nel centro delle città, durante questi ultimi anni delle Amministrazioni Reagan-Bush.

No Justice No Peace! è il grido di protesta della ribellione di chi non ne può più, contro le politiche statali, sistematicamente ingiuste, di drastica riduzione dei salari, dei programmi di assistenza e dei lavori con paghe decenti. E' anche un grido di protesta contro lo scandaloso razzismo di questi ultimi dieci anni di repressione economica e specialmente di quelli della presidenza Bush, coperta dalla iconografia razzista di Willie Horton. Gli anni dell'egemonia americana sono stati duri soprattutto per quelli che oggi sono in rivolta. Gli incendi, così sembra, stanno distruggendo quell'egemonia; quegli anni sono ormai terminati.

Come nella rivolta di Watts del 1965, la rabbia che ribolliva nelle strade si è espressa soprattutto con appropriazioni dirette di massa e con circa 2.000 incendi di edifici a Los Angeles.

Mentre le cronache dei mass-media hanno cercato di enfatizzare alcuni episodi di brutalità - come quella di un camionista che veniva tirato fuori dal suo veicolo e picchiato - la maggior parte delle azioni erano invece dirette contro le proprietà del capitale. Basandoci sulle esperienze del passato, è probabile che il numero dei crimini contro la persona sia in realtà diminuito durante quest'ultima rivolta

Come nelle rivolte degli anni '60, cronache ed interviste hanno ritratto, insieme alla rabbia, l'atmosfera carnevalesca degli espropri delle comunità, in quanto migliaia di cittadini hanno collettivamente buttato giù i vetri e le inferriate che li separavano dalle cose di cui avevano bisogno.

Questa appropriazione è stata sistematica e si è diffusa anche oltre Los Angeles centro-sud, dove la ribellione era cominciata, in tutti quei costosi centri commerciali e boutique, come quelli della ricca Beverly Hills.

Tutte queste rivolte, denunciate dal presidente Bush come una intollerabile infgrazione alla legge e all'ordine, hanno in realtà creato nuove leggi di distribuzione e un nuovo tipo di ordine da "senza-soldi" in cui grosse quantità di ricchezza vengono trasferite, molto velocemente, dalle imprese che li hanno a quelli che non li hanno. Al di là di queste appropriazioni dirette, comunque, noi dobbiamo anche vedere la valenza politica degli incendi: la richiesta della fine delle stesse istituzioni dello sfruttamento.

I sociologi possono ben etichettare queste ribellioni, come hanno fatto per quelle degli anni '60, come tumulti per i generi di prima necessità, ma noi dobbiamo riconoscere che la rottura dei circuiti mercantili della società capitalistica è un colpo politico al suo sangue vitale.

Da rimarcare nella dinamica delle ribellioni, è stato il fallimento delle forze di mediazione. Quando il verdetto venne proclamato nella notte di mercoledì 29, ogni rispettabile leader delle comunità a Los Angeles, dal sindaco nero Bradley in giù, si è sforzato di evitare la rivolta incanalando la rabbia su binari gestibili. Sono state organizzate riunioni nelle chiese, gospel appassionati misti ad altrettanto appassionati discorsi di sdegno, tutto programmato per permettere uno sfogo di emozione catartico e privo di forza politica. Alla riunione più grande ripresa dalla Network Television, il sindaco, disperato, è andato così oltre da fare una esplicita richiesta di non azione.

Così come i buoni sindacati delle imprese intendono il loro compito più importante l'imporre il contratto e il mantenere la pace sul lavoro, allo stesso modo i buoni leader della comunità intendono come loro compito quello del mantenimento dell'ordine. Ma hanno fallito. Ripetutamente questi leader locali, i funzionari del Comune (compreso il famigerato capo della polizia Gates) e la Casa Bianca hanno provato a disegnare una linea di demarcazione tra pochi giovani delinquenti senza-legge (I'immagine di Willie Horton di nuovo) e la maggioranza della comunità che rispetta la legge. Ma le cronache hanno dimostrato chiaramente che gente di ogni tipo ha partecipato alla rivolta. Né si può dire che questa sia stata solo una rivolta di neri, anche se è cominciata in un quartiere prevalentemente nero. Anche il New York Time, giornale di elite (1/5/92), ha riportato entrambi i fenomeni, segnalando alla classe dirigente la gravità dell'esplosione. Alcune zone hanno assunto l'atmosfera di festa di piazza poiché Neri, Bianchi, Ispanici e Asiatici si sono uniti e mischiati tra loro per condividere un carnevale di saccheggi. Come ha constatato la polizia, largamente superata nel numero, persone di tutte le età e le razze, alcune con bambini piccoli, entravano ed uscivano dai negozi e dai supermercati con le buste della spesa e i carrelli pieni di scarpe, liquori, radio, generi di drogheria, parrucche, accessori per auto, pistole e fucili con proiettili di gomma. Alcuni stavano pazientemente in fila aspettando il loro turno.

Come le rivolte di Brixton nei primi anni '80, questa è stata una rivolta multirazziale. Ciò che alcuni hanno chiamato la classe impossibile ed altri la tribù delle talpe, si è coalizzata ed è emersa ancora una volta contro una polizia e contro un sistema economico che ha fatto del suo meglio per rendere le loro vite miserabili.

In tutto il paese, queste scene si sono ripetute in scala minore e sono state appoggiate da dozzine di manifestazioni di altro genere per protestare contro l'ingiustizia del verdetto su Rodney King e articolare almeno alcune delle proteste dei ribelli. Qui ad Austin, capitale dello stato del Texas e sede dell'Università del Texas, di aziende ad alta tecnologia elettronica, con una popolazione abbastanza numerosa di Neri e di Messicani Americani, le notizie della rivolta di Los Angeles hanno portato le persone spontaneamente fuori dalle loro case, dai posti di lavoro, nelle strade. In poche ore, prima nel centro città, alla stazione centrale di polizia e poi al palazzo della capitale di stato, una parte della città di ogni colore e di ogni retroterra etnico discuteva con rabbia degli avvenimenti in corso. In entrambi i punti di riunione gli slogan NO JUSTICE NO PEACE facevano eco a quelli di Los Angeles.

Ovunque la gente si riunisce, discute, argomenta, dibatte e prende parte all'azione mentre la lotta si diffonde in tutta la nazione. Nelle classi delle scuole e nelle zone aperte in cui hanno manifestato, nelle scuole elementari e nelle università gli studenti partecipano a questa discussione e si organizzano per l'azione. Una settimana fa la nazione ha guardato come due terremoti naturali hanno scosso la California settentrionale e si sono chiesti se il prossimo sarebbe stato il Big One (il terremoto che a lungo termine causerà la distruzione della California). Oggi un terremoto sociale nella California del Sud ha mandato onde scioccanti attraverso il continente, facendoci tutti pensare che il Big One rivoluzionario non fosse poi così lontano.

Harry Cleaver
[da Clash n.6]

[torna all'inizio della pagina]