Senza Censura n. 7/2002

[ ] Asia, un territorio di conquista

Continuiamo il nostro lavoro di approfondimento e di analisi
sui processi di infiltrazione dell’imperialismo ad Est
La strategia attuale portata avanti dalla borghesia a livello internazionale è ben visibile sui due livelli in cui si esplicita: sul fronte esterno nella guerra, nei processi di ridefinizione della Nato ed Esercito Europeo e nella attuale “Coalizione Antiterrorismo”; sul fronte interno nella costruzione di una adeguata sovrastruttura repressiva, legislativa e militare, e attraverso l’inasprimento della repressione stessa.
Ma questa strategia non può certo ritenersi direttamente dipendente, come molti vorrebbero farci credere, da quanto avvenuto l’11 Settembre.

Al contrario, è la crisi attuale che determina la necessità della borghesia imperialista di ridefinire le posizioni di dominio a livello internazionale, per estendere le possibilità di valorizzazione del proprio capitale.

Attraverso la costruzione di aggregazioni, sia politico-militari sia economiche, fazioni di borghesia imperialista tentano di porsi come soggetto egemone sul panorama internazionale e sviluppare, a spese di altre e sulle spalle del proletariato internazionale tutto, una fase, seppur breve, di valorizzazione.
E neppure la lotta contro le organizzazioni islamiste è iniziata l’11 settembre, e la costruzione della “coalizione antiterrorismo” si era già avviata ben prima degli attacchi alle Torri; semmai possiamo dire che, sulla base di condizioni favorevoli sviluppatesi dopo l’11 settembre, questo processo ha subito una brusca accelerazione del suo sviluppo.
E’ chiaro che il proletariato internazionale si trova ad oggi nella necessità storica di dover procedere autonomamente nella definizione della sua prospettiva di liberazione dal dominio della borghesia imperialista.

Ma questo non può essere considerato un processo ideologico o dogmatico, rendendo necessario, da parte delle soggettività rivoluzionarie, un approccio dialettico nei confronti delle contraddizioni che esprimono le forme in cui attualmente può manifestarsi lo sviluppo di tale condizione.
Per esempio attualmente, che ci piaccia o meno, il riferimento, la prospettiva credibile per molti spezzoni di proletariato internazionale è rappresentata dalla prospettiva islamica e dalle sue organizzazioni.

E abbiamo sempre ritenuto superficiale l’approccio verso le organizzazioni islamiste che tende ad analizzare il quadro limitandolo ad una involuzione della prospettiva di liberazione delle masse arabe e islamiche, proprio perchè non approfondisce minimamente quanto nello sviluppo di tale prospettiva può invece essere valorizzato, in particolare per quanto riguarda la lotta all’imperialismo sul piano internazionale, o la capacità organizzativa che su questo terreno hanno saputo sviluppare, o la loro capacità di intralciare o meno gli attuali processi di dominio della borghesia imperialista.

Per concludere, la strategia attuale non può essere semplicemente ricondotta all’11 Settembre sotto forma di generica risposta al “terrorismo internazionale”, ma viceversa rappresenta un tentativo di accelerare i processi di integrazione internazionale della repressione adeguando la stessa sovrastruttura al terreno di scontro attuale: quello internazionale.

La situazione politica in Centro Asia

Tutto il 2000 è stato caratterizzato da un progressivo sviluppo dei processi di cooperazione politico militare nell’area centro asiatica, che ha visto come protagonisti oltre gli Usa, Cina e Russia, paesi che da sempre rivendicano la loro influenza nell’area.
Il denominatore comune dei processi di cooperazione è rappresentato dalla necessità di stabilità e sicurezza interna dell’area, dal problema Afgano, ma prima tra tutti dalla necessità di combattere il “terrorismo islamico”.
Dal 2000 si è determinata una continua attività militare contro le organizzazioni islamiste ed in particolare contro l’Imu [vedi riquadro], a fronte di una offensiva che non si è mai arrestata, in particolare nei pressi delle zone di confine .
L’Uzbekistan viene considerata la base delle organizzazioni islamiste per la destabilizzazione dell’area.
Secondo le fonti governative i militanti islamici arrivano attraverso il Tagikistan e il Kirgistan dall’Afghanistan. La risposta repressiva ha portato solo nel 2000 all’arresto di oltre 1500 persone per le loro simpatie islamiche. L’aumento repressivo ha influito su tutta la sfera delle relazioni all’interno del paese.

Ad agosto 2000 c’è stata una forte offensiva dell’Imu, con pesanti scontri con le forze di sicurezza in Uzbekistan e Kirgistan. Gli scontri sono continuati per tutto agosto e settembre.

Secondo una fonte europea i governi Ue hanno affermato che dovranno fare di più nei rapporti con l’Uzbekistan.
Il ministro degli esteri belga ha confermato il pieno sostegno delle linee dettate da Javier Solana il 29 Ottobre 2001, che vedono nell’Uzbekistan il paese chiave per la “stabilità” dell’area e indica necessario un forte investimento di capitale nel paese. Non è da sottovalutare che in maggio l’Uzbekistan ha annunciato una massiccia privatizzazione delle compagnie di stato comprese quelle del settore petrolifero. Soltanto la Cina ha creato da agosto 6 joint venture con compagnie del paese
La stessa fonte afferma che la presenza nell’area degli Usa, indebolirà il consenso verso il governo e svilupperà ulteriormente le organizzazioni islamiste e il sostegno alle loro rivendicazioni, mettendo a rischio la stabilità nell’area.
Da questo primo quadro si denota una offensiva del movimento islamico nell’area, che va a coinvolgere quei paesi su cui le varie fazioni della borghesia imperialista rivolgono le loro mire.
Nello stesso tempo si denota quanto gli interessi della borghesia europea siano in aperto contrasto con quanto viene espresso dagli Usa, utilizzando la falsa faccia di “imperialismo buono” su cui più volte la borghesia europea costruisce il consenso agli interventi internazionali. Affermare la pericolosità della presenza Usa nell’area, come fenomeno destabilizzante acuisce, se unita all’attuale fase di sviluppo dei processi di creazione del polo imperialista europeo e agli attuali contrasti in sede Nato, la tendenza ad una fase di ridefinizione e di scontro nei rapporti tra le due fazioni.

L’Uzbekistan rappresenta, come vedremo anche in seguito una chiave di volta nella ridefinizione degli equilibri dell’area, anche per la sua tradizionale volontà di staccarsi dall’influenza Russa, sebbene, come ormai ritroviamo nell’attuale fase, anche tale passaggio non si dimostri estremamente lineare.
Il petrolio è la risorsa principale del Kazakistan. In Febbraio 2000 il governo ha rotto un accordo con la Cina, che prevedeva la costruzione, da parte cinese, di una nuova rete di distribuzione, rendendo il paese più dipendente dalla Russia.
In maggio 2000 la compagnia Usa Chevron ha acquistato il 5% della nuova pipeline che dovrebbe trasportare il petrolio fino al Mar Nero. Sempre a maggio è stata dichiarata la scoperta di un nuovo giacimento nei pressi del Mar Caspio da parte di un consorzio occidentale, il Kazakistan International Operating Company.

Nei primi giorni del 2002 il governo kazako ha firmato un accordo con l’Azerbaijan per la divisione degli interessi energetici del Mar Caspio. Inoltre ha incontrato il Segretario per l’Energia Usa Spencer Abraham per discutere sui futuri investimenti nell’industria energetica kazaka. Il governo kazako si è dimostrato ben disposto verso l’entrata di capitali stranieri, alla luce dei 20.000 milioni di dollari di investimenti stranieri degli ultimi 10 anni.

Il Kirgistan ha visto lo sviluppo di un crescente autoritarismo e, a fronte della “minaccia islamica”, un inasprimento repressivo oltre che l’aumento della presenza militare ai suoi confini, con la costruzione di numerosi posti di frontiera per contrastare l’entrata delle milizie islamiste dal Tagikistan.
Per riuscire ad attrarre maggiori investimenti stranieri il governo del Kirgistan ha creato il Coordination Council for Attracting Foreign Investment con lo scopo di procedere alla liberalizzazione nei campi della energia elettrica, estrazione, industria agroalimentare, servizi e tecnologia, settori principale della sua economia.

Fonti governative affermano che solo investitori stranieri possono consentire lo sviluppo dell’economia del paese, oltre che a fornire tecnologia e personale preparato.
Il Kirgistan sta tentando di entrare all’interno della spartizione della grande quantità di risorse finanziarie che si stanno riversando nell’area, ma nello stesso tempo soffre di un pesante debito estero che pregiudica la sicurezza degli investimenti.
La mancanza di uno sbocco sul mare e la presenza di paesi confinanti sensibilmente più potenti come Uzbekistan e Kazakistan, rischia di mettere in secondo piano questo paese nel quadro politico economico dell’area, malgrado le affermazioni del suo premier che definisce il paese il più aperto alle riforme economiche dell’area.

La lotta al “terrorismo islamico” apre quindi ampi spazi alla borghesia imperialista per intraprendere una strategia di penetrazione politico economica all’interno dei paesi dell’area, in nome della cooperazione per la sicurezza e la stabilità.
Come vedremo in seguito tale processo, sebbene tutti concordi nella lotta al movimento islamista, apre nello stesso tempo numerose contraddizioni tra Russia Cina e Usa.
Il Tagikistan rappresenta un paese in profonda recessione e di grande instabilità. Numerosi attentati attribuiti all’Imu hanno caratterizzato i primi mesi dell’anno.
In aprile 2000 il neo presidente Rahmonov ha intrapreso una trattativa per far uscire le truppe dell’Imu dal suo territorio, raggiungendo il risultato a Maggio
In Agosto le truppe islamiche precedentemente allontanate, sono rientrate in Tagikistan per portare l’offensiva al governo uzbeko.

Il Turkeministan è il paese più resistente all’apertura alle compagnie straniere per lo sfruttamento del petrolio.
La Banca Europea ha sospeso un finanziamento per la mancanza di riforme economiche in aprile.
Il Fmi ha rifiutato un prestito a causa del ritardo ad operare sostanziali riforme economiche ed in primis la liberalizzazione della convertibilità della moneta.
Nei primi di luglio del 2000 il governo è arrivato a bloccare i conti nelle banche estere per impedire che i capitali fuggissero, oltre che ad aumentare sensibilmente il controllo del personale straniero e tutti i livelli di comunicazione, minacciando di proibire la lingua inglese come lingua antipatriottica.
In agosto il membri del governo turkmeno si sono recati in Afghanistan tentando di assumere ruolo di mediatori tra le varie fazioni afghane.

Diventa discriminante in questa fase per ogni paese dell’area, e per le sue borghesie, la “disponibilità” totale verso la salvaguardia degli interessi della borghesia imperialista ed in particolare quella Usa, pena l’esclusione dalla grande quantità di capitali che questa sta dirottando nell’area.

Gli equilibri politici e militari nell’area

Le relazioni tra i paesi dell’area si sono caratterizzate da numerosi contrasti ed in particolare per quanto riguarda l’accesso, l’utilizzo e il trasporto delle risorse presenti nell’area.
In Agosto il governo Kyrgizo aveva spinto per risolvere i problemi con i paesi confinanti ed in particolare per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse. Le montagne di questo paese, confinanti con il Tagikistan sono la più grossa risorsa idrica dell’area mentre Turkmenistan e Uzbekistan sono i più grossi consumatori.

Il Kazakistan ha proposto un accordo con il Kirgistan per lo scambio dell’uso dell’acqua con carbone e tecnologia per la produzione di energia.
“Io non posso pagare tutte le mie utenze, il mio salario è di 17$ per mese”, afferma un lavoratore di Osh (Kirgistan)
L’Uzbekistan continua un atteggiamento bellicoso nei confronti del Kirghistan ed il suo primo ministro ha affermato che l’attuale legge sul commercio dell’acqua inasprirà le tensioni. L’Uzbekistan in ogni momento tende a far prevalere nell’area la sua posizione di predominanza sia da un punto di vista di dimensioni che di peso politico.

La campagna contro il “terrorismo islamico” pare abbia consentito un disgelo tra Tajikistan e Uzbekistan e questo viene visto come un possibile strumento per arginare il “radicalismo islamico” nel Centro Asia.

L’Uzbekistan è disposto a rivedere il credito verso il Tagikistan riducendolo del 10% (US 12milioni), ad abbassare le tariffe per il passaggio delle merci e del gas e nello stesso tempo ad incrementare i rapporti commerciali e rivedere l’annosa questione dei confini.

In un incontro della BM in Kazakistan veniva affermato che è necessario risolvere i problemi di instabilità dell’area a partire dal problema dell’acqua, affermando inoltre che la stabilità dell’area, e l’esito della campagna contro il terrorismo, dipende dalla capacità di cooperare tra i paesi dell’area.
Una delegazione del senato Usa in visita nel Centro Asia nel 2001, composta Joseph Lieberman (D-Connecticut), and John McCain (R-Arizona), ha affermato che gli Usa sono interessati a mantenere il loro ruolo per la “stabilizzazione”dell’area.
La borghesia imperialista Usa tende quindi ad assumere un ruolo centrale nella risoluzione dei conflitti locali in funzione di una maggiore capacità di contrastare da una parte la funzione destabilizzante delle organizzazioni islamiste, dall’altra, attraverso la sua presenza stabile, le mire delle altre fazioni della BI.

La cooperazione militare e repressiva

Nel gennaio 2000 il presidente kazako affermò che il suo paese sarebbe stato il prossimo obiettivo del “terrorismo islamico” e che l’offensiva islamica in Afghanistan, Tagikistan e Cecenia erano situazioni collegate. Nell’incontro di Marzo dello Shangai Five il premier kazako ha ribadito il pieno appoggio alla lotta contro il terrorismo islamico.
Importanti uomini di governo Usa, inclusa la Albrigth, e i capi di CIA e FBI, hanno visitato già nell’anno 2000 il paese per discutere di sicurezza e lotta contro il terrorismo.
Nel mese di Febbraio 2001 le truppe kazake hanno partecipato alle esercitazioni PfP Nato. Esperti militari Nato hanno addestrato un gruppo di militari kazaki alle operazioni di guerriglia e di sabotaggio, di cui i militanti islamici sono molto esperti.

Nello stesso periodo sono stati numerosi i colloqui formali e informali tra il governo kazako e il Segretario Generale Nato per implementare la cooperazione antiterrorismo.
Nel marzo 2001 è stato firmato un accordo di cooperazione militare tra Kazakistan e Kirgistan. Tale accordo prevede lo sviluppo e l’integrazione delle proprie forze militari oltre che per quanto riguarda il complesso industriale militare. Inoltre sarà ulteriormente sviluppato l’addestramento delle forze kirgize da parte del Kazakistan. Questo accordo rappresenta un ulteriore rafforzamento nella lotta contro le incursioni dell’IMU in Kirgistan.

Nel mese di Agosto fonti di informazione rivelano la fornitura di materiale militare da parte Usa al governo kazako per ammodernare le forze militari di frontiera, in funzione di una maggiore capacità di contrasto alle incursioni islamiche.
Il supporto Usa rientra nello speciale programma per il Centro Asia per la stabilità e la sicurezza. Il Kazakistan aveva già ricevuto, durante la visita della Albright dello scorso anno, 4 milioni di dollari in aiuti militari.
Nel mese di Gennaio 2001 il deputato del Ministero della Difesa Usa Jeffry Starr ha incontrato il ministro della difesa tagiko per sviluppare una maggiore cooperazione militare tra i due paesi. In questa sede il ministro Usa ha richiesto una maggiore partecipazione del governo tagiko alla sicurezza dell’area.
Nel mese di Marzo una delegazione del ministero della difesa Russa si è recata in visita in Tagikistan, dalla quale è scaturito l’impegno a sviluppare una cooperazione lunga e duratura con il paese, in particolare per quanto riguarda la fornitura di armamenti russi.

Sempre nel mese di Marzo si sono incontrati il ministro della difesa iraniano e il corrispondente ministro tagiko per sviluppare un processo di cooperazione politico militare. Secondo molti analisti questo avviene con lo scopo di arrestare l’influenza dei talebani nell’area. Tale cooperazione crea non poca preoccupazione negli altri paesi dell’area.
Il ministro iraniano ha affermato che “l’Iran ha grandi capacità di ammodernare e rifornire la struttura militare tagika all’interno di un processo di cooperazione militare”, peraltro già iniziata nel 1998, e che “la cooperazione tra i due stati è lo strumento più idoneo a garantire stabilità e sicurezza nell’area oltre che ad impedire l’intervento di forze straniere”.
Nel mese di Aprile fonti governative danno comunicazione della costruzione di una base militare Russa con l’obiettivo di rinforzare la presenza militare ai suoi confini. Secondo le stesse fonti viene ribadito che tale decisione non deriva direttamente dalla situazione in Afghanistan ma rientra in un più generale rafforzamento della strategia tesa a garantire stabilità e sicurezza nell’area.

Sempre secondo alcune fonti nel mese di Agosto sono arrivati in Tagikistan esperti militari Usa per partecipare alle operazioni antitalebani. Secondo alcune fonti locali lo scopo della presenza di militari Usa è quello di organizzare l’attacco alle basi Talebane e distruggere i loro mezzi militari. Le stesse fonti ribadiscono che il governo Usa è interessato al Tagikistan per innalzare il livello di capacità di intervento militare contro le organizzazioni islamiste ed in particolare contro i Talebani.
La presenza di militari americani è stata prontamente smentita dal governo tagiko, in maniera sicuramente non convincente Tale smentita è da ritenersi direttamente collegata a non creare irrigidimenti nella “amicizia” con il vicino Iran.
La smentita della presenza Usa avviene proprio attraverso l’ambasciatore tagiko a Teheran: “il governo Usa ha stretti rapporti con l’Uzbekistan e se vorrà portare un attacco userà quel territorio”

Il Kirgistan ha visto negli ultimi anni accrescere gli aiuti per la “sicurezza”.

Già nel 2000 ci sono state visite ufficiali da Cina, Turchia e Russia che hanno ribadito il loro sostegno al paese nella lotta al terrorismo. La Turchia ha promesso equipaggiamenti per 3000 soldati e altri 360.000 dollari dovrebbero arrivare da Usa e Germania.
Putin durante la visita in Kirgistan ha dichiarato che “i due paesi coopereranno affinché non ci sia un altro Afghanistan in Centro Asia”, oltre che firmare poco dopo un accordo di 10 anni di cooperazione.
In Marzo 2000, il Kirgistan ha preso parte alle esercitazioni dei paesi centro asiatici ’Southern Shield’’ ottenendo la chiusura della strada di frontiera con l’Afghanistan.
Poche settimane più tardi la Russia ha annunciato di voler schierare una forza di peace keeping di 8.000 uomini, oltre che installare basi militari per il controllo dei confini con l’Afghanistan da mantenere almeno fino al 2003 con una forza di 50.000 uomini.
Il governo Usa nel mese di aprile 2000 ha dato aiuti per 3 milioni di dollari per l’acquisto di attrezzature militari per le guardie di frontiera.

Inoltre una sede del Fbi è stata impiantata nel paese, e militari Usa hanno iniziato l’addestramento dell’esercito. Numerose visite si sono succedute così come negli altri paesi dell’area. A giugno Robertson (Nato) si è recato in Kirgistan per discutere di terrorismo e sicurezza.
Nel mese di Maggio 2001 durante la visita del Generale Tommy Frank sono stati promessi al Kirgistan cospicui aiuti in equipaggiamenti militari. Nella stessa occasione ha prospettato una sempre maggiore cooperazione tra i paesi dell’area, comprese Cina, Russia e Turchia, nella lotta al terrorismo.
Nella riunione dello Shangai Five in giugno 2001, la Cina si è dichiarata a fianco del Kirgistan nella lotta contro il terrorismo islamista, rafforzando la cooperazione militare contro le forze islamiste nel Centro Asia.
Tali processi di cooperazione evidenziano quanto già più volte affermato.
Da un lato ritroviamo un notevole impegno da parte Usa per supportare militarmente ed economicamente gli interessi delle borghesie locali, in maniera tale da legittimarsi come tutore dei loro interessi, all’interno degli interessi generali della sua borghesia.
Questo sforzo si accentua nel momento in cui si va a delineare lo sforzo competitivo di Russia e Cina.
Dall’altro le stesse borghesie locali, all’interno di una chiara competizione tra varie fazioni della borghesia internazionale, sviluppano processi non lineari nelle scelte di cooperazione.
Si intersecano infatti gli sviluppi di cooperazione sia con gli Usa sia con paesi a questo antagonisti nel tentativo di dominio a livello internazionale.

Il governo Turkmeno si è rifiutato di unirsi con gli altri governi del Centro Asia come aveva già rifiutato di partecipare al meeting di marzo delllo Shangai Five e ai successivi appelli alla lotta contro i Talebani.
Nello stesso tempo già dal mese di Gennaio sono state numerose le visite di ufficiali Nato e Usa per definire quali possibilità si prospettano per una maggiore cooperazione con la Nato.

Secondo il SG Nato Robertson la partecipazione ufficiale delle truppe turkmene al PfP non dovrebbe minacciare il suo ruolo di paese neutrale, affermazioni che ritroviamo successivamente nel mese di Maggio da parte del Gen. Usa Frank durante la sua visita nel paese.

Alla fine di marzo 2000 l’Uzbekistan ha preso parte alle Central Asian-Russian esercitazioni ‘Southern Shield’ in Tagikistan, come molti altri paesi dell’area. Nel mese di Aprile ha firmato accordi militari con i 3 paesi del Centro Asia a Tashkent che accrescono la cooperazione e il loro coordinamento militare.
Il governo uzbeko ha svolto un ruolo centrale nel promuovere e cercare supporto a tale progetto di cooperazione militare nell’area. Nel mese di maggio il premier uzbeko ha visitato l’India per ottenere il suo impegno alla lotta contro il terrorismo e nello stesso periodo ha ricevuto la visita del russo Putin per affrontare il problema della sicurezza nell’area. In quella sede il premier russo ha affermato che “qualsiasi attacco all’Uzbekistan e alla sua sicurezza rappresenta un attacco alla Russia”. Ma il governo uzbeko ha rifiutato, in quella sede, la presenza militare russa e in quella occasione ha ribadito la sua indisponibilità a ospitare basi militari.

Gli Usa preoccupati della ripresa della influenza russa nell’area si sono precipitati in visita in Uzbekistan e e hanno assicurato immediati aiuti finanziari. Il primo aiuto militare si è registrato a febbraio con 12 veicoli da trasporto a cui farà seguito la visita del capo della Cia in Marzo, Albright a Aprile e ufficiali militari a Maggio. L’argomento è sempre il sostegno alla lotta contro il “terrorismo internazionale” con l’offerta di tutto l’appoggio militare Usa.

Nel mese di Febbraio 2001 è stato siglato un accordo tra Uzbekistan e Usa per affrontare la situazione di emergenza dettata dai continui attacchi dell’IMU.

Secondo l’ambasciatore Usa in Uzbekistan tale accordo mira a rafforzare il rapporto e l’individuazione di strategie comuni antiterrorismo tra la Federal Emergency Management Agency Usa e il corrispondente ufficio per l’emergenza uzbeko.
L’accordo prevede visite ripetute nel periodo fine 2001 e il 2002 tra esperti di entrambi i paesi per acquisire informazioni sulle riforme legislative da operare sulla base della esperienza Usa nell’antiterrorismo. Secondo il ministro uzbeko gli Usa dispongono di una grande esperienza nel campo dell’antiterrorismo e quindi dovranno essere esportati nel paesi tali metodi di lavoro e di intelligence. Gli Usa procederanno all’addestramento delle truppe uzbeke per rispondere alla necessità della lotta al terrorismo come affermato durante la visita del Gen. Frank nel mese di Maggio.

A giugno il premier uzbeko ha partecipato come osservatore allo Shangai Five Summit chiedendo un ruolo pieno all’interno e richiedendo un intervento della cooperazione politico militare che raggruppa Cina Russia e le repubbliche del Centro Asia contro il terrorismo. In quella sede viene decisa la piena partecipazione dell’Uzbekistan allo, oramai ex, Shanghai Five.
Il ministro della difesa uzbeko durante l’incontro di Maggio 2001 con Putin, ha ottenuto uno scambio tra il corrispondente di 30 milioni di dollari in cotone e gas naturale con sistemi lanciamissili e mortai per combattere l’IMU.

Dalla richiesta nel maggio del 2001 al presidente russo di assistere alla sicurezza, i missili russi sono in gran numero commercializzati nell’area
Il governo Uzbeko ha ricevuto dalla Cina fucili di precisione e materiale antiproiettile per le forze speciali.
Lo scambio di armamenti tra questi paesi si è rafforzato con la firma dell’accordo SCO, dello scorso Giugno, ufficializzando l’entrata a pieno ruolo dell’Uzbekistan in quello che era lo Shanghai Five.

Lo sviluppo di una forza di intervento rapido tra i paesi del CIS

Tra gli stati del CIS pensiero comune è la necessità di creare una forza rapida di intervento che garantisca lo sviluppo della Collective Security Treaty (CST), per accrescere il suo ruolo nell’ambito della sicurezza dell’area.
In un vertice nella primavera in Armenia è stato ribadito che la creazione di truppe d’assalto comuni consentirebbe di contrastare l’avanzata delle organizzazioni islamiste.
Nel vertice del Maggio scorso del CIS è stata sancita la nascita di una forza di intervento rapido (RDF) alla quale Russia, Armenia, Biellorussia, Kirgistan, Tagikistan and Kazakistan contribuiranno con un battaglione.
Secondo alcuni leaders, la RDF consentirebbe di proporre una alternativa al dominio Usa e Nato nella “lotta al terrorismo” e alla loro presenza nell’area.

I leaders CST non nascondano la loro preoccupazione per la presenza e l’interesse Nato-Usa per l’area e per l’instabilità sempre crescente, riponendo in tale forza di intervento molte speranze per il controllo e la sicurezza della regione. Un problema è rappresentato dalla scelta della leadership dell’alleanza, che alcuni temono voglia essere assunta dalle forze russe.

Tale processo di sviluppo rientra pienamente nello sviluppo di concentrazioni politico militare in funzione di contrastare l’egemonia della borghesia Usa nell’area, riportando però al suo interno le varie contraddizioni che abbiamo più volte ritrovato negli attuali processi di aggregazione europei.
Secondo alcune fonti 1500 uomini dovrebbero essere messi a disposizione da Russia e Armenia nel Caucaso, con lo scopo di garantire la sicurezza, in particolare per quanto riguarda il conflitto ceceno e quanto ne consegue.
L’allargamento di una visione continentale è rappresentata dal terzo contingente che si dovrebbe stanziare in Biellorussia con il compito di garantire sicurezza ai paesi Cis dell’Europa dell’Est.

La “lotta la terrorismo” non è la sola ragione della cooperazione. Il primo punto recita infatti che l’obiettivo è quello di creare un mondo multipolare.

I paesi CST aspirano quindi alla creazione di un polo che sappia rappresentare gli interessi di questi paesi nel panorama internazionale.
Il presidente Russo ha affermato che la cooperazione tecnologica e militare tra i paesi aderenti al Trattato sarà di gran lunga maggiore di quella con gli altri paesi nel mondo, oltre che anche l’Uzbekistan dovrà in tutti i modi cooperare e stringere rapporti con il CST
Tra dicembre e i primi giorni di gennaio 2002 il presidente Putin ha incontrato gli altri 12 leader durante il 10 incontro del Commonwealth of Independent States (CIS). Argomento della discussione come attuare la strategia antiterrorismo all’interno del CIS.

Parallelamente al problema terrorismo all’ordine del giorno emerge la necessità della creazione di un mercato comune tra i paesi Cis che dovrebbe avere come riferimento l’UE. Viene inoltre prospettata la possibilità di creare una struttura sulla stregua dell’OPEC la CIS’s oil-producing che garantirebbe una alleanza strategica su tale prodotto.
Questo passaggio rende ancora più chiara la profonda correlazione tra i processi di aggregazione politico militare e la creazione di monopoli economici, sia per sviluppare una politica interna comune a tali aggregazioni, ma particolarmente funzionale a contrastare i tentativi di dominio delle altre fazioni della borghesia imperialista, Usa in primis. Dall’altra poter disporre di una politica comune controrivoluzionaria tale da essere in grado di contrastare le istanze di liberazione del proletariato all’interno dei paesi coinvolti, attraverso una ampia cooperazione nella gestione delle contraddizioni, attualmente rappresentate dal problema islamico.

Lo sviluppo dello SCO in alleanza antiterrorismo

Il 7 gennaio si è riunito lo Shanghai Cooperation Organization (SCO) per sviluppare le future politiche antiterrorismo.
Allo SCO partecipano la Cina, la Russia e 4 paesi del centro Asia come principali protagonisti della sicurezza della regione. Fino ad ora lo SCO si era occupato dello sviluppo del commercio regionale. Questo organismo è chiamato a trasformarsi gradualmente a fronte della campagna “antiterrorismo” americana. Secondo alcuni analisti la presenza nell’area delle forze Usa ha addirittura messo in discussione l’esistenza stessa dello SCO.
I ministri degli esteri dello SCO riuniti a Beijing hanno affermato che il loro lavoro dovrebbe portare alla creazione di una organizzazione contro il terrorismo a livello regionale e ad un coordinamento per l’intervento rapido in caso di emergenza nell’area.

Secondo il ministro degli esteri Russo lo SCO dovrebbe assumersi la responsabilità di garantire la sicurezza della regione rendendo chiaro che le potenze regionali, Russia e Cina, non vedono l’ora di diminuire l’espansione e la presenza nell’area degli USA.

In una dichiarazione congiunta i ministri degli esteri affermano che “una Sub regionale e regionale struttura è la migliore arma per combattere il terrorismo”. Secondo il Kazakistan Today verrà ratificato il passaggio sopra descritto dello SCO in tempo per il prossimo vertice che si terrà nel mese di Giugno.
La attuale fase di crisi rende necessario quindi, anche per i paesi dell’area, poter disporre di un adeguato supporto politico militare, in grado di poter garantire i propri interessi. La impossibilità a rispondere autonomamente alla necessità di sicurezza e stabilità, condizione essenziale per il processo di valorizzazione del capitale nell’area, comporterebbe una condizione di subalternità al dominio politico e militare della borghesia Usa e di conseguenza una impossibilità nel garantire, da parte della borghesia russa e cinese, il loro dominio sull’area e il conseguente riequilibrio dei rapporti di forza con la borghesia usa e Ue, oltre che verso un Giappone, che nonostante la sua crisi rimane, sul panorama internazionale uno degli attori principali.

La repressione

Con l’offensiva Usa i vari paesi dell’area hanno inasprito le misure di sicurezza e controllo sia interne che ai loro confini.
Sono state rinforzate le misure di controllo tra Uzbekistan-Kazakistan e Uzbekistan-Turkmenistan.
Il governo Uzbeko ha riaperto i chekpoint ai confini con il Kirgistan.
Il Kazakistan dopo l’attacco militare Usa ha rinforzato le misure di controllo sia interne sia ai suoi confini, ed in particolare con l’Uzbekistan.
Ma questo clima repressivo e di controllo ha notevolmente modificato in senso negativo la situazione per coloro che vivono ai confini e si muovono per lavorare, limitandone notevolmente, se non bloccando del tutto, la libertà di movimento.
Subito dopo l’11 settembre il governo kazako ha espulso 700 lavoratori kirgizi. Le espulsioni vengono motivate per ragioni di sicurezza. Il governo kazako ha sospeso tutti i visti per il paese a uzbeki e tagiki. Hanno inoltre arrestato numerosi cittadini uzbeki e respinto altri tagiki.
In Kirgistan le autorità hanno cominciato l’espulsione di cittdini tagiki e afghani dopo averli arrestati.
Il ritardo nel sostegno alla “coalizione antiterrorismo” da parte del governo tagiko lo ha esposto ad una situazione di isolamento.
Il Kazakistan ha bloccato il traffico dei mezzi che permette di arrivare dal Tagikistan alla Russia, impedendo così il passaggio dei lavoratori che lavorano in Russia, togliendo loro l’unica fonte di reddito.
Questa situazione ha creato numerose e gravi ripercussioni sull’economia del paese.
La polizia kazaka è arrivata perfino a sequestrare un treno con tutti i passeggeri proveniente dal Tagikistan per “motivi di sicurezza”
Nel mese di novembre, il ministro degli interni kazako ha dichiarato che sono stati detenuti 8.500 lavoratori, la maggior parte tagiki, come conseguenza della Operation Migrant.
La situazione repressiva che si è determinata nell’area, trova la sua continuità con la politica repressiva che si sta attuando a livello internazionale. In particolare si tende a colpire coloro che maggiormente subiscono le contraddizioni della crisi, che tende a creare un numero sempre crescente di proletari costretti a spostarsi per il salario.
La sovrastruttura controrivoluzionaria e repressiva che va a determinarsi, sebbene in questa fase vada a colpire le istanze islamiste a cui fanno riferimento enormi fasce di proletariato locale, rappresenta lo strumento con cui la borghesia imperialista contrasterà, con ogni mezzo, la prospettiva di liberazione del proletariato nell’area.

La borghesia imperialista Usa all’offensiva

Con l’offensiva militare contro l’Afghanistan la borghesia imperialista Usa cerca di assumere un ruolo centrale nell’area centro asiatica, all’interno di una strategia con la quale tenta di assumere una posizione dominante nei confronti delle altre fazioni.
Come più volte affermato tale tentativo non inizia dopo l’11 Settembre ma ritrova la sua naturale prosecuzione in maniera accelerata dalle condizioni internazionali createsi dopo l’attacco al Pentagono e alle torri.
La politica di allargamento della Nato all’interno degli accordi di PfP con i paesi dell’area centro asiatica, così come per quelli dell’area mediterranea, rappresentano la chiara conferma di tale affermazione, così come i tentativi di far rimanere legata al quadro Nato la costruzione di un esercito europeo, con conseguente dipendenza dalle strategie politico militari Usa.
Il 30 ottobre una delegazione militare Usa capeggiata dal Generale Comandante Tommy Franks, comandante in capo del US Central Command, ha incontrato alti ufficiali uzbeki per definire la cooperazione militare all’interno della “campagna antiterrorismo”.

Dopo gli incontri ufficiali Tommy Frank si è rifiutato di rispondere a domande specifiche sugli sviluppi della collaborazione tra Usa e Uzbekistan.
Gli stessi militari Usa affermano però che la collaborazione militare con l’Uzbekistan, che era iniziata già prima del 11 settembre, continuerà e si intensificherà in futuro.
Sebbene gli Usa dichiarassero che non era certo l’utilizzo del territorio uzbeko, si dichiaravano soddisfatti degli accordi di assistenza, intelligence e di cooperazione militare raggiunti.
Il governo uzbeko è stato fin dall’inizio riluttante a rivelare particolari su tale collaborazione.

Nelle settimane di ottobre i mass media uzbeki non hanno fatto altro che affermare che l’attacco all’Afghanistan è una battaglia contro il terrorismo e non contro i musulmani in genere, e che i terroristi, compreso l’IMU, mettono a serio rischio la stabilità e la sicurezza dell’Uzbekistan.

Come controparte del supporto attivo uzbeko nella “guerra al terrorismo”, gli Usa hanno provveduto a fornire un supporto economico globale secondo un documento firmato a Washington, ritenendo che tale politica agevolerà le riforme economiche in Uzbekistan.
Il 6 dicembre un giornale uzbeko pubblicava il testo dell’accordo tra il governo e gli Usa, negoziato durante i colloqui a Washington alla fine di novembre.
Più che un accordo ufficiale, questo rappresenta il “ritorno” per il consenso a installare sul suo territorio basi militari Usa. Prima della pubblicazione del testo questo era stato tenuto segreto e il premier uzbeko sfuggiva alla richiesta di rivelare eventuali rapporti di scambio con gli Usa.
Il documento mira a mantenere salde e durature relazioni tra i due stati attraverso “lo stesso intento di lottare contro il terrorismo internazionale e mantenere la pace e la sicurezza nell’area” e afferma la necessità di “provvedere ad una reale assistenza alla liberalizzazione dell’economia uzbeka”.
Il governo uzbeko si impegna ad istituire la libera convertibilità della moneta e a favorire l’entrata di investimenti esteri oltre che a sviluppare lo sfruttamento delle risorse “naturali”
Prima della fine dell’anno, recita il documento, “il governo uzbeko riceverà 100 milioni di dollari come contributo di assistenza economica e per la sicurezza. Inoltre la US Export-Import Bank garantirà alla Banca Nazionale Uzbeka un ulteriore finanziamento di 50 milioni di dollari per il sostegno alla media impresa”.

La visita in Uzbekistan del Gen. Tommy Franks, comandante USA della “campagna antiterrorismo” in Afghanistan, ha notevolmente preoccupato Mosca.
Secondo fonti russe le recenti azioni Usa nell’area confermano il progetto di quest’ultima di agire nella sfera di influenza ex sovietica.

Alcune fonti militari americane ribadiscono la volontà di voler stabilizzare la loro presenza nell’area, in funzione di circondare la Cina tramita anche il tentativo di sviluppare il progetto dell’areoporto Manas International.
Tagikistan e Kirgistan sono gli ultimi paesi ad aver messo a disposizione della “coalizione antiterrorismo” l’uso delle loro basi.

L’annuncio è stato fatto il 7 dicembre da Collin Powell.
Nel mese di Febbraio 2002 il Tagikistan è entrato a far parte ufficialmente dei paesi PfP. Come prevedibile il SG Robertson ha affermato che tale passo è stato certamente dettato dal contributo alla coalizione antiterrorismo del governo tagiko, e che ciò contribuirà alla stabilità e la sicurezza dell’area.
Le forze di intervento Usa hanno svolto con le truppe kirgize esercitazioni antiguerriglia il 24 di gennaio.
Il governo Usa sta intraprendendo un rapido sviluppo della presenza militare in Kirgistan.
Nel mese di gennaio è visibilmente aumentata la presenza militare. Nella metà di dicembre il primo cargo è atterrato all’aeroporto Manas, ma se fino ad allora la presenza americana era appena visibile nel mese di gennaio si è verificato un rapido sviluppo.

Gruppi di soldati in abiti civili sono stati visti nei pressi dell’aeroporto prima di essere traferiti all’Hotel Hyatt, trasformato in alloggio per i militari Usa.

Sono attesi 3000 soldati americani e per loro verrà costruita una base di 37 ettari. Durante la visita del senatore Tom Daschle il governo kirgizo ha garantito l’utilizzo dell’aeroporto Manas per 12 mesi.

Ma il presidente kirgizo ha anche affermato che “la presenza americana continuerà almeno fino a quando il terrorismo non sarà stato sconfitto e un anno certo non basterà” e che “l’accordo sarà prolungato per tutto il tempo necessario”.
L’aeroporto di Manas consente l’atterraggio di jet e potranno essere agiatamente ospitati gli aerei da rifornimento KC135. Inoltre i pochi voli civili non disturberanno certo il traffico aereo militare Usa. Secondo un quotidiano locale gli Usa stanno pensando di trasferire i loro jet dal Pakistan all’Uzbekistan e al Kirgistan.

La contropartita alla presenza americana è un aumento del supporto economico, politico e tecnologico al sistema kirgizo. Secondo il governo kirgizo questi accordi agevoleranno anche la “soluzione” ai contenziosi con paesi vicini come l’Uzbekistan.
Voci vicine al popolo non approvano la costruzione della base e non credono che Usa e governo dicano il vero. Secondo molti la vera ragione è quella di occupare una zona di influenza russa e/o di voler garantire la sicurezza dei propri, o potenziali tali, vecchi e nuovi gasdotti.

Gli accordi di cooperazione tra Usa e Kirgistan rischiano di compromettere i rapporti di quest’ultimo con la Cina.
Il presidente kirgizo pur ritenendo che in questa fase gli Usa forniscono la migliore garanzia per l’economia ha affermato che “le scelte attuali non pregiudicheranno gli interessi nazionali futuri”.

Il governo tagiko ha annunciato il 4 dicembre l’uso da parte americana della base di Kulob a 40km dal confine afghano. Ma per il ministro della difesa russo Ivanov preoccupa non poco la presenza militare Usa in un paese dove sono dislocati 20.000 soldati russi a difesa dei confini con l’Afghanistan.
Gli Usa hanno trasferito immediatamente nella base di Kulob 20 aerei e elicotteri da combattimento.
Gli Usa appaiono intenzionati ad utilizzare la leva economica per rendere più solida l’alleanza antiterrorismo.
Nel caso dell’Azerbaijan il governo Usa è intenzionato a revocare le sanzioni economiche per meglio garantire la stabilizzazione di tali rapporti, in cambio della partecipazione alla salvaguardia della sicurezza americana.
L’ambasciatore Usa in Azerbaijan Wilson afferma che “ noi dobbiamo essere in grado di espandere la nostra cooperazione in modo tale da permettere all’Azerbaijan di controllare i propri confini e supportare le altre attività di sicurezza e di lotta al terrorismo”.

Gli accordi permetterebbero l’utilizzo dello spazio aereo ed inoltre sembra sia stato dimostrato interesse per l’utilizzo della base di Baku.

Come è immaginabile il congresso americano sta dimostrando un interesse particolare per l’area arrivando a creare una commissione per i rapporti con il Caucaso e Centro Asia con a capo il Sen. Brownback. Questa commissione ha il compito di fornire aiuti ad Azerbaijan, Armenia e la Georgia oltre che ai paesi del Centro Asia Kazakistan, Kirgizstan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

Quanto riportato, sicuramente non completo, delinea un quadro sufficientemente chiaro di quanto sia reale un conflitto tra le varie fazioni della borghesia imperialista.
La strategia attuale Usa nell’area centro asiatica, e la sua prospettiva futura di rendere stabile la sua politica militare e di dominio economico, tende a destabilizzare gli sforzi di Russia e Cina nel creare una forza politico economica e militare nell’area.
Nello stesso tempo tende a creare attraverso il rafforzamento del rapporto Nato-Russia, una maggiore cooperazione proprio con questo paese.

Questo conferma la attuale fase caratterizzata da una mancanza di linearità dei processi integrativi, a nostro avviso, dettata proprio dall’intervento continuo della borghesia Usa per impedire la costituzione di aggregazioni che possano mettere in discussione il proprio ruolo.
Il relegare la Ue come guardiano del suo giardino, l’imposizione sempre maggiore del suo dominio all’interno della Nato, determinandone una trasformazione sempre più funzionale agli interessi della borghesia imperialista Usa, sono tasselli della stessa strategia.

L’offensiva attuale in Centro Asia, compresa quella verso l’Iran e quanto si prospetta nell’area medio orientale, è quindi una necessità storica per la borghesia imperialista Usa per valorizzare il proprio capitale, possibile unicamente a scapito di altre fazioni della borghesia imperialista, a fronte di una competizione ormai globale, che tende a far aumentare lo sfruttamento della forza lavoro e il peggioramento delle condizioni materiali del proletariato internazionale, sia nel centro, sia nella periferia.

Ed è tra queste contraddizioni che ci troviamo ad agire, anche al livello del processo di creazione del polo imperialista europeo, all’interno del quale dobbiamo porci il problema di costruire la nostra prospettiva antimperialista e rivoluzionaria.


*Riquadri*


Islamic Movement of Uzbekistan (IMU)

L’IMU è conosciuto anche come Islamic Party of Turkestan.
E’ stato fondato nel 1999 in Uzbekistan.
Il suo obiettivo iniziale era quello di rovesciare il governo uzbeko e ripristinare una Repubblica Islamica in Uzbekistan. Quando ha cambiato il proprio nome in Islamic Party of Turkestan ha modificato l’obiettivo iniziale ponendosi la creazione di uno stato islamico in tutto il Centro Asia coinvolgendo Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, la provincia cinese del China’s Xinxiang.
E’ composto da militanti principalmente di etnia uzbeka, anche se conta tra le sue file numerosi militanti di altre nazionalità e etnie della regione. I suoi militanti portano attacchi contro obiettivi uzbeki ma nell’ultimo anno si sono registrati molti attacchi ai confini con gli altri paesi confinanti.
Secondo le fonti Usa l’IMU fa parte di una organizzazione internazionale che riceve finanziamenti dagli altri partiti islamici dell’area, oltre che degli Usa, Cina e Russia. L’IMU condivide molti obiettivi con Hizb-e Tahrir, altro partito clandestino islamico presente in Centro Asia.



Shanghai Five

Lo Shanghai Five nasce nel 1996 formato dai paesi China, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, e Tajikistan.
Lo Shanghai Five nacque inizialmente con lo scopo di creare le condizioni per una riduzione della presenza militare cinese ai confini con i paesi CIS.
Lo Shanghai Five ha prodotto secondo alcuni analisti effetti positivi sulla creazione di rapporti di cooperazione stabile in tutti i settori tra i paesi partecipanti.
Dopo gli accordi del 1997 sulla riduzione della presenza militare ai confini si sono sviluppate al suo interno condizioni favorevoli ad un ulteriore sviluppo della cooperazione tra questi stati.
Un accordo sulla lotta comune al terrorismo fu raggiunto nel 1999. La Cina aveva già lanciato una forte offensiva contro i Muslim Uighurs mentre la Russia stava utilizzando le sue truppe contro la guerriglia islamica separatista in Daghestan oltre che in Cecenia, definendo tali azioni una battaglia contro l’estremismo islamico.
Truppe kirgize avevano iniziati una guerra contro le guerriglie islamiche al sud del paese.
A giugno di questo anno è stato ammesso anche l’Uzbekistan trasformando lo Shanghai Five in SCO - Shanghai Cooperation Organization.



Esercitazioni
“Southern Shield 2000 - 2001”

Si tratta di esercitazioni militari che si sono svolte tra i paesi del Centro Asia in particolare a fronte della minaccia islamista e delle incursioni delle sue organizzazioni.
Alle “Southern Shield 2000” hanno partecipato le forze militari di Kazakistan, Kirgistan, Tagikistan, Uzbekistan, e Russia. Il comando delle operazioni appartiene al CIS Military Cooperation.
Le “Southern Shield 2001” rappresentano, secondo fonti locali, un punto centrale per dimostrare che le forze CIS sono pronte a contrastare il terrorismo nell’area.
Secondo le stesse fonti esisteva il fondato timore di una offensiva del “terrorismo internazionale”.
Partecipano alle esercitazioni Russia, Azerbaijan, Armenia, Biellorussia, Kazakistan, Kirgistan, e Tagikistan. Georgia, Moldova, Uzbekistan e Ucraina partecipano come osservatori mentre il Turkmenistan si rifiuta di prenderne parte.



Commonwealth of Independent States - CIS

Commonwealth of Independent States [CIS] nasce l’8 dicembre 1991 con un accordo tra la Federazione Russa, Biellorussia e Ucraina. Due settimane dopo il 29 dicembre hanno aderito al trattato Azerbaijan, Armenia, Kazakhstan, Kirghiz, Moldavia,Tadjikistan, Turkmenistan, e Uzbekistan. Nel 1993 si è unita la Georgia.
Il 21 ottobre del 1994 i capi di stato aderenti al CIS decidono di costituire il Interstate Economic Committee of Economic Union, il quale rappresenterà l’organo supremo per le decisioni da intraprendere all’interno dell’Unione Economica.
La base del documento del CIS riflette la necessità di sviluppare una politica di cooperazione tra gli stati dell’unione in tema di politica estera.
Il trattato sottoscritto dai capi di stati dei paesi appartenenti prevede la costruzione di un sistema di controllo sul nucleare, la riconversione delle industrie degli armamenti, la costruzione di una struttura comune per quanto riguarda la sicurezza degli stati CIS.
La politica del CIS è rappresentata nella sua integrità all’OSCE e nella sua volontà di sviluppare sempre maggiori rapporti con la UE.



Esercitazione CENTRAZBAT ‘98


Ha visto la partecipazione di Azerbaijan, Georgia, Kazakistan, Kirgistan, Russia, Turchia, e Uzbekistan, paesi PfP e militari Usa. Non è la prima volta che si svolgono tali esercitazioni, che hanno lo scopo di migliorare la interoperabilità delle forze militari di questi paesi.
* Esercitazione CENTRAZBAT 2000 (vedi Senza Censura n°6)
* Esercitazioni “Peace Shield”
(vedi Senza Censura n°6)



Nato Press Release (2002) 022

Il Tagilistan ha firmato il 20 Febbraio l’entrata nel Partnership for Peace e diventa così il 27° paese del Euro-Atlantic Partnership Council.
Le iniziative a cui parteciperà il Tagikistan sono la collaborazione a piani di sviluppo militare, commerciale e programmi di sviluppo. La Nato in questa occasione vuole esprimere il proprio apprezzamento per l’entrata del Tagikistan. Il progetto di sicurezza nel Centro Asia a cui la sicurezza dell’Europa è collegata rimane in questa fase centrale.
Il Tagikistan è stato coraggioso a sostenere lo sforzo contro il terrorismo e solo una cooperazione con questo paesi e gli altri del Centro Asia può dar vita ad una coalizione ampia ed efficace.




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