SENZA CENSURA N.17

LUGLIO 2005

 

ENUNCIAZIONE DEI MOTIVI CHE HANNO INDOTTO IL DETENUTO MICHELE PONTOLILLO AD INTRAPRENDERE UNO SCIOPERO DELLA FAME DI PROTESTA E SOLIDARIETA’ NELLA CASA CIROCONDARIALE DI LIVORNO

 

Che dire dei mali che l’Uomo subisce dall’ uomo come la povertà, la prigionia, l’infamia la tortura le insidie il tradimento le ingiurie, i processi?
Non era forse Hobbes che parlava di uomo hominis lupus?
E’ pura follia, non vi è dubbio.
Il 27 maggio 2005 vengono arrestati a Bologna sette anarchici con l’incredibile accusa di formare una associazione sovversiva con finalità eversiva dell’ordine democratico applicando l’Art 270 bis del Codice Penale che è lo stesso articolo inventato dallo Stato durante il periodo cosiddetto emergenziale fine anni ‘70.
Il potente Stato con le sue inpalcature normative, giudiziarie disciplinari ausiliato dall’inviso apparato repressiso composto da migliaia di sciocchi mercenari teme che sette fragili individui possano minacciare, anche lontanamente, il suo indissolubile potere.
Non è anche questa follia ?
Lo Stato mostra i muscoli. Incapace di risolvere i tanti e gravi problemi che turbano e immiseriscono la popolazione s’inventa il nemico, lo produce, gli fa indossare la pelle del leone e gli da la caccia. E’ noto il proverbio secondo cui quando una cosa non esiste il miglior sistema è fingere che ci sia.
Non è forse vero che oggi, quasi come ieri non si sta utilizzando la stanchezza democratica, la nausea di fronte al nulla, lo sconcerto di fronte al disordine come avallo di una nuova situazione storica di eccezione che richiede un nuovo autoritarismo persuasivo e dissuasivo, unificatore della cittadinanza in clienti e consumatori di un sistema, un mercato, una repressione centralizzata?
Ecco che lo Stato si adopera proficuamente per costruire i clienti del proprio sistema repressivo, del carcere, dei dispositivi di controllo e vigilanza mettendo gabbie là dove ci dovrebbe essere solamente libertà.

Ma chi sono questi eversori duramente criminalizzati dallo Stato?
Semplici appartenti a quei settori della Società penalizzati dalla precarizzazione salariale, dalla disoccupazione strutturale e dal disagio sociale con in testa e nel cuore una bellissima idea: l’Anarchia.
In modo particolare Lucia RIPPA, madre di due adolescenti e costretta, nella ricca Italia berlusconiana, a svolgere ben due lavori per assicurare vita e dignità ai propri figli ed assistere il marito da nove anni rinchiuso nei GULAG occidentali.
Ecco la forza dello Stato messa a nudo.
Vigliaccamente si accanisce contro i più deboli ed indifesi, contro chi con difficoltà riesce a procurarsi i mezzi dì sostentamento della vita e che non ha certo tempo per dedicarsi a ridicole cospirazioni.
Legulei, ministri procuratori, inquirenti ed inquisitori, con la loro voce asinina ragliano soddisfazione e si compiacciono della loro epica impresa.
CONGRATULAZIONI

Avete arrestato una pericolosa mamma lavoratrice.
William Faulkner docet allorchè scrisse che proprio a chi non ha fatto niente si può accollare qualsiasi cosa.
Sarà dunque vero che la vita umana non è altro che un gioco della follia?
Lasciamole dunque la parola a questa imperante follia.
Di fronte a questo ennesimo atto di prepotenza e di lapidaria ingiustizia annuncio che dal giorno 7 giugno 2005 inizierò lo sciopero della fame ad oltranza fino a quando la costruzione fantastica contro la mia adorata moglie Rippa ed i suoi altrettano fantastici complici non sarà riportata alla realtà delle cose con la unica ed attesa conseguenza di vederla libera e nuovamentente dedita alla cura dei suoi figli.
Questo mio atto annunciato è particolarmente “dedicato“ all’esimio Dottor Enrico Di Nicola, procuratore capo della dotta, grassa e colta Bologna che ha probabilmente scambiato la realtà con l’onirico.
Il mio atto di protesta pacifico è altresì diretto ad attirare l’attenzione sulla mostruosità dei reati associativi così come attualmente partoriti dal nostro Codice sanzionatorìo e secondo cui l’effimero, l’inqualificabile o l’etereo divengono macigni granitici del niente.
Chiedo alla mia Classe, al Proletariato italiano ed internazionale che restauri la Solidarietà di base, recuperi l’unità di Classe ed espella dalle sue procedure i valori imposti dal pensiero neo-liberista, ovvero competitività, territorializzazione, gerarchia, falsa morale, sostituendoli con il mutuo appoggio, l’azione diretta e la pratica della Libertà, adempiendo con tutto quello che gli ispiri il sentimento dei Diritti, quello della Giustizia e Solidarietà verso gli altri.
Occorrono altri argomenti per dimostrare che il paludamento esterno di cui si veste la Democrazia serve ad occultare il più becero pugno di ferro?
Questo ordine democratico non deve essere sovvertito ma demolito fino alle sue stesse radici per lasciare spazio ad un nuovo contratto sociale, un nuovo patto del consorzio umano, un Mondo differente.
Dal Centro di sterminio di Livorno il marito, il compagno, il padre dei figli di Lucia Rippa.


Michele PONTOLILLO
Livorno, 1 giugno 2OO5
c/o Casa Circondariale, via delle Macchie, 9 - 57124 LIVORNO



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