SENZA CENSURA N.19

marzo 2006

 

Conferenza Internazionale contro le Basi Militari Straniere

 

Dichiarazione Finale
Noi delegate e delegati di 22 paesi, riuniti a L’Avana in occasione della «II Conferenza Internazionale contro le Basi Militari Straniere», convocata dal Movimento Cubano per la Pace e la Sovranità dei Popoli dal 7 al 10 di novembre del 2005, coscienti dei pericoli che incombono sul pianeta,

CONDANNIAMO:
- La crescente ondata di violenza ed ingiustizia sociale che causa immense sofferenze alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale, la quale si manifesta attraverso guerre di aggressione, sfruttamento economico, diverse espressioni di terrorismo e danni arrecati all’ecosistema che hanno provocato negli ultimi tempi disastri naturali con un saldo di centinaia di migliaia di vittime oltretutto abbandonate da parte delle autorità.
- Il sistema delle basi militari straniere, specialmente quelle dell’imperialismo statunitense, molte volte imposte ai governi e sempre contro la volontà dei popoli e in violazione della sovranità nazionale e del diritto all’autodeterminazione.
- L’offensiva tattica imperialista di ridislocazione delle sue basi militari nel mondo, all’interno del cosiddetto «arco di instabilità mondiale» (Terzo Mondo), che mira al controllo delle principali riserve di petrolio e delle altre risorse strategiche.
- Le attuali versioni della strategia imperialista che possono rendere non necessarie nuove basi militari, a partire dalla loro sostituzione con altre, diverse manifestazioni della presenza militare attraverso enclavi di nuovo tipo, come l’utilizzo di porti ed aeroporti, di postazioni operative avanzate e di installazioni di sicurezza cooperativa.
- La nefasta politica di contrasto del terrorismo attraverso la guerra e il terrore.

Dopo una minuziosa analisi, convinte e convinti che l’umanità non è mai stata tanto minacciata ed aggredita come ora,

DENUNCIAMO:
- L’utilizzo della presenza militare imperialista con l’obiettivo di controllare le grandi riserve di acqua, petrolio e biodiversità.
- La strategia di dominazione degli USA basata sulla militarizzazione dello spazio cosmico e sul cosiddetto scudo spaziale di difesa antimissilistica.
- Le costanti aggressioni all’ecosistema naturale causate dalla presenza militare imperialista, che mettono in pericolo l’equilibrio ecologico mondiale.
- La violazione dei diritti umani da parte dei militari statunitensi, attraverso varie forme, come gli oltraggi alle popolazioni, le violenze ai danni di milioni di donne, bambini e bambine, in particolare le aggressioni sessuali ed altri delitti che non sono puniti nei paesi dove essi avvengono a causa dell’immunità concessa alle truppe statunitensi.
- Le conseguenze negative sulla vita sociale generate dalla presenza militare statunitense in diverse zone del pianeta: prostituzione infantile e giovanile, espulsione di intere comunità dai loro territori, stress tra la popolazione civile per i movimenti di truppe, le esercitazioni, il suono delle sirene ecc.
- Il carattere di prigione internazionale e centro di tortura in cui l’imperialismo USA ha convertito la base militare di Guantánamo a Cuba e che pratica in altri centri segreti ed illegali di detenzione sparsi in tutto il mondo.
- L’attività del Comando Meridionale USA in America Latina.
- La presenza della cintura militare statunitense intorno alla zona amazzonica.
- La presenza di militari statunitensi in Paraguay che mira a convertire la Tripla Frontiera in una zona occupata militarmente allo scopo di controllare le maggiori riserve di acqua del mondo.
- La Base di Manta in Ecuador come progetto complementare al Plan Colombia che, insieme alle basi di Aruba e Curaçao rappresenta la punta di lancia del progetto aggressivo contro il Venezuela bolivariano.
- La presenza illegale della Base di Guantánamo a Cuba, in violazione dei diritti del popolo cubano e della sua sovranità.
- La crescente ed illegale militarizzazione del Giappone e l’utilizzo delle basi militari di Okinawa per il controllo dell’Asia e del Pacifico e come minaccia nei confronti della Repubblica Popolare Democratica di Corea e della Repubblica Popolare Cinese.
- L’utilizzo della NATO come gendarme dell’imperialismo e soprattutto degli USA nella sua strategia di accerchiamento della Russia e della Cina e nel tentativo di liquidare qualunque possibile ribellione dei paesi membri dell’alleanza, con la giustificazione della difesa della democrazia, dei diritti umani, della lotta contro il terrorismo e degli «interventi umanitari”.
- Le aggressioni di ogni tipo che si realizzano a partire dalle basi militari USA e NATO dislocate in Italia ed in particolare in Sardegna, dove è seriamente danneggiata la salute della popolazione, specialmente dei bambini.
- L’occupazione illegale dell’Iraq.
- Le costanti violazioni dei diritti del popolo palestinese.
- La crescente presenza militare degli USA in Africa con l’obiettivo, tra gli altri, di controllare le risorse minerarie del continente.
- La corsa al riarmo e l’aumento delle spese militari attraverso la crescente sottrazione di risorse economiche alla cooperazione per lo sviluppo sostenibile e dai piani di lotta contro la povertà.

Noi partecipanti a questa Conferenza,

DICHIARIAMO:
Che di fronte ai cambiamenti nel panorama mondiale, date le nuove strategie di dominazione imperialista per contrastare le forze che lottano per un mondo migliore in tutto il pianeta, riaffermiamo la nostra volontà di continuare a lavorare sistematicamente per frenare e liquidare la crociata terroristica portata avanti dall’imperialismo col pretesto di combattere il terrorismo. Contro le basi militari e le diverse forme di presenza militare straniera, occorre rafforzare le Basi Nazionali ed Internazionali della Pace ampliando gli sforzi per ottenere l’unità di tutte le forze che lottano per la pace nel mondo. Per conseguire tale obiettivo, proponiamo l’adozione di un piano di azione che tenga conto dei seguenti aspetti:
- Mobilitare tutte le forze che lottano per creare un mondo migliore per la piena riuscita della Giornata Mondiale contro le Basi Militari e la Presenza Militare Straniera.
- Continuare a lavorare in tutti i Forum internazionali per denunciare questa politica criminale e genocida.
- Rafforzare il movimento mondiale per la pace, ampliando e rafforzando i nostri vincoli con organizzazioni internazionali a noi affini.
- Definire strategie comuni in vista del Foro Sociale Mondiale Policentrico di Caracas affinché si possa incidere anche sugli appuntamenti in Africa e in Asia previsti per il gennaio del 2006.
- Partecipare attivamente alla Conferenza Mondiale contro le Basi Militari Straniere che si celebrerà in Ecuador nel marzo del 2007.
- Lavorare per ampliare i movimenti per la pace ed eliminare la presenza militare straniera nel mondo, soprattutto quella degli Stati Uniti e della NATO.
- Rendere sistematica la celebrazione di eventi internazionali inerenti questa tematica.
- Mantenere alta la bandiera dell’unità per difendere la sovranità.
- Propiziare la formazione di «Comitati Nazionali contro le Basi Militari» straniere in tutti i paesi dove esse sono presenti.
- Sostenere lo sviluppo di un movimento contro le Basi e la presenza militare straniera in Medio Oriente puntando alla partecipazione di diverse forze e fornendogli un adeguato spazio all’interno dei consessi internazionali.
- Lottare contro i progetti di militarizzazione dello spazio cosmico.
- Stimolare la realizzazione di grandi mobilitazioni sociali contro la strategia imperialista sullo stile di quelle realizzate recentemente in Argentina e in altri paesi della regione per protestare contro il «Vertice delle Indie» e la visita del Presidente degli USA.
- Continuare la lotta per il disarmo e l’eliminazione delle armi nucleari.
- Propiziare il dialogo tra le organizzazioni nazionali che lottano per la pace col fine di neutralizzare possibili conflitti tra paesi confinanti.
- Sostenere la campagna internazionale contro l’occupazione dell’Iraq.

L’Avana, 10 novembre 2005

(Traduzione dal castigliano a cura del «Comitato Nazionale per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq», che ha partecipato alla conferenza internazionale)



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