SENZA CENSURA N.19

marzo 2006

 

Storie Basche – Democrazia partecipata sotto processo in Eukadi Herria, Giovanni Giacopuzzi, Angelo Miotto, Roberta Gozzi, NdA Press, Rimini, ottobre 2005

 

«Vogliamo essere parte del mondo, non sudditi del villaggio globale»

tratto dal video Libres contra nuestra historia, Xaki, Donostia 1996

«L’idea di scrivere questo libro nasce dalla volontà di dare voce a quella parte della società basca criminalizzata. Non abbiamo avuto la pretesa, tanto diffusa, di raccontare “La” storia del Paese Basco, ma di una sua parte importante.»

Così scrivono gli autori nella postfazione e sebbene siano alieni da pretese di completezza, il loro contributo ha un senz’altro un notevole valore d’uso per la conoscenza della sinistra indipendentista basca, anche se leggendolo si comprendono le scelte fatte rispetto alle esperienze organizzate su cui soffermarsi, gli aspetti e le forme di lotta da approfondire.
Infatti lo sviluppo delle organizzazioni giovanili (Segi-Aika), e del movimento operaio (Lab), così come la ricchezza delle relazioni internazionali, soprattutto in ambito euro-mediterraneo, e la qualità delle proposte politiche della sinistra indipendentista basca, sono solo accennate alcune nemmeno menzionate, nel corso della narrazione.
E a parte le esperienze di governo delle amministrazioni locali, la comunicazione giornalistica e le forme di “disobbedienza civile”, “le storie basche”, soprattutto quelle legate ai movimenti sociali, si soffermano sulla storia del passato non troppo vicino a noi e non prendono in considerazione la pluralità delle forme di lotta, come l’azione diretta, non solo dimostrativa, o la Kale Borroka nelle manifestazioni di piazza, e gli obiettivi politici praticati contro la precarietà lavorativa, la speculazione edilizia o il sistema educativo.
E una storia raccontata soprattutto attraverso le voci dei protagonisti della sinistra abertzale, un racconto che affronta alcuni aspetti di questo movimento e che copre un arco di tempo che va dalla sua nascita durante il franchismo fino al recente tentativo di criminalizzazione a tutto campo portato avanti durante gli anni del governo del PP di Aznar, attraverso le inchieste del giudice Baltazar Garzon, e arriva alla proposta lanciata da Batasuna, scaturita dall’assemblea al velodromo di Anoeta di San Sebastian, nel settembre 2004: Orain herria, orain bakea.
Certamente, l’impianto di questo contributo si focalizza sulla recente criminalizzazione che costituisce un vero e proprio salto di qualità dello stato spagnolo e sulla reazione positiva del tessuto politico sociale della sinistra indipendentista, mostra la continuità rispetto alla politica dei precedenti governi guidati dal PSOE, ma avrebbe potuto, partendo dalla questione basca, fornire un paradigma interpretativo di cosa sia stata e sia realmente la “democrazia” post-franchista.
Questo contributo non segue però un piano cronologico, se non all’interno dei vari capitoli, ma fa parlare i protagonisti di quegli aspetti che più hanno caratterizzato la loro militanza politica, fornendo il contorno necessario per comprendere lo sviluppo delle vicende narrate, nonché numerosi riferimenti bibliografici in lingua (Castigliano e Euskera) che permettono un ulteriore approfondimento.
Teresa Toda e Xabier Salutegi, sono giornalisti che hanno vissuto diverse tappe dell’esperienza di Egin (fare), uscito in stampa per la prima volta nel 29 settembre ‘77 e primo quotidiano della sinistra abertzale.
Attraverso le loro testimonianze è ricostruita la sua storia, che ha conosciuto, come lo sviluppo del movimento di cui è parte integrante, denunce, sequestri, boicottaggi, assassini, come l’omicidio, da parte di un commando paramilitare, il 20 novembre 89, di Josu Muguruza, deputato appena eletto tra le fila di HB e giornalista di Egin.
Una storia che sembra volgere al termine nel luglio del ‘98.
Il 14 luglio infatti, il giudice Baltazar Garzon, dinnanzi ai riflettori della stampa, precedentemente convocata, guida circa trecento poliziotti che entrano nella sede di Egin di Hernani, mettendo fine all’esperienza ventennale del quotidiano.
In un giorno, ripescando il nome di una vecchia testata: Euskadi Informacion che, dopo una effimera esistenza, aveva smesso di uscire qualche anno prima, e trovando la disponibilità di una piccola tipografia a Donostia, la sinistra abertzale non cessava di avere un proprio quotidiano, e mentre i media davano notizia della chiusura di Egin e alcuni esponenti governativi stigmatizzavano in maniera sprezzante la nuova avventura editoriale: «è solo una bravata iniziale», il nuovo quotidiano veniva stampato.
Successivamente, con il sostegno di un sostegno popolare di 10.000 azionisti, verrà alla luce, nel gennaio ‘99, Gara(siamo).
Sabino Ormazabal, protagonista e studioso delle radici dei movimenti sociali in Euskadi, con la sua testimonianza traccia l’evoluzione di questi nel secondo capitolo, che tratta della nascita e lo sviluppo delle Asociaciones de Vecinos, sorta di comitati di quartiere nate a metà degli anni ‘60, centri propulsori della ricca esperienza dei movimenti territoriali urbani in Euskadi: nella lotta per il miglioramento dell’ambiente, della qualità della vita, dell’ordinamento territoriale e della pianificazione urbanistica; nelle relazioni tra movimento cittadino e quello operaio; attiva nella democratizzazione delle istituzioni; promotrici della cultura euskaldum e problematica nazionale basca; impegnate nell’amnistia e nelle libertà democratiche.
Le AdV saranno il perno dei movimenti assembleari durante la caduta del franchismo.
All’interno di questo capitolo vengono anche trattati il vittorioso movimento nucleare contro la centrale di Lemoniz, il movimento antimilitarista legato agli insumisos, la lotta – anch’essa vittoriosa - della “Coordinadora anti-autovia” contro la costruzione dell’autostrada di 37km che avrebbe dovuto attraversare il territorio basco, così come la lotta contro il narco-traffico.
Edurne Brouard e Josè Leon Otano, ripercorrono la storia dell’esperienza dell’insegnamento volontario e dell’apprendimento gratuito dell’Euskera, attraverso le ikastola clandestine prima, le gau eskola (scuole serali) poi, e la nascita di Aek (coordinamento per l’alfabetizzazione e la bascofonizzazione) – anch’esso sotto oggi processo - a metà degli anni ‘70 e di strumenti di promozione e di autofinanziamento come le Korrika, corsa annuale con passaggio di testimone che attraversa il territorio basco.
È la storia di un insegnamento linguistico che ha forgiato nel mentre si sviluppava i propri strumenti didattici e che ha fissato l’ideoma che trasmetteva; mentre I?aki Uria, pioniere del giornalismo in Euskera, ne traccia la storia delle pubblicazioni, fino all’uscita del quotidiano in lingua basca Egunkaria nel dicembre del ‘90, chiuso da 300 uomini della Guardia Civil il 20 febbriaio 2003, con l’arresto di 10 giornalisti, tra cui il direttore, e la denuncia delle torture subite da parte degli arrestati, e la subitanea nascita di un nuovo quotidiano: Berria, dopo l’uscita transitoria di Egunero.
Miguel Torres (militante in Ipparalde e portavoce di Ema) - , Itziar Aizpura (una delle compagne processate a Burgos, eletta per 20 anni nella Mesa National di HB) - , Floren Aioz (militante in Navarra e portavoce di HB dal ‘91 al ‘97) , tracciano invece il complesso percorso delle organizzazioni della sinistra indipendentista, anche in Ipparalde e in Navarra, dal periodo precedente alla nascita di Herri Batasuna e l’assunzione come programma politico l’alternativa tattica Kas nell’aprile 78: le prime azioni di ETA, il processo di Burgos, le scissioni di ETA e il dopo-Franco, passando per il Plan Zen del ‘82, la storia dei Gal(‘83-87), lo schiacciante no nei paesi baschi al referendum sull’entrata della Spagna nella Nato, il no al trattato di Maastricht e alla guerra del golfo del 1991, l’accordo Lizzara-Garazi nel ‘98, la nascita di Batasuna nel 2000, la sua illegalizzazione nell’estate del 2002, fino al successo elettorale dell’aprile del 2005.
Nella primavera dello scorso anno infatti, Ehak(Partito comunista nelle terre basche), mette a disposizione la sua candidatura per Batasuna, ottenendo, senza campagna elettorale e sovvertendo tutti i sondaggi, 160 mila voti, diventando con 9 parlamentari, l’ago della bilancia del nuovo governo autonomo basco.
Loran Arkotxa, sindaco di Ondarroa, ripercorre, partendo dalla sua esperienza, le vicende delle amministrazioni comunali nella concezione e nella pratica “municipalista” della sinistra indipendentista, e particolarmente interessante è l’esperienza vissuta rispetto all’immigrazione africana in questa cittadina di Euskadi.
L’ultimo capitolo, Amnistia, ripercorre la storia dell’incarcerazione politica nei confronti dei militanti baschi e del movimento di solidarietà con i prigionieri politici baschi fino al movimento dei “solidarios”, in particolare di Gestoras pro amnistia, attraverso la storia di tre compagni Andoni di Bermeo (Bizkaia), Eibar (Gipuzkoa) e Gari di Durango e di Senideak, l’associazione dei familiari dei detenuti.

[Di Giovanni Giacopuzzi in italiano si può leggere il saggio: “La Spagna del Partito Popolare” in La Grande Menzogna. Madrid, 11 marzo 2004, AA.VV., Data News, novembre 2004.
Sulla lotta nei Paesi Baschi vogliamo segnalare il sito in Italiano di “Solidali con Euskadi Herria Genova”: http://www1.autistici.org/irrintzi/]



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