SENZA CENSURA N.19

marzo 2006

 

Contro il carcere e l’isolamento

A Parma si sta sviluppando un percorso unitario di lotta contro il carcere in tutte le sue forme

 

Riportiamo di seguito i due testi, quello di convocazione e il resoconto, relativi all’iniziativa tenutasi a Parma il 21 gennaio scorso.

Il 31 dicembre un articolo su un giornale locale riportava la notizia di tre suicidi avvenuti nel carcere di Parma tra novembre e dicembre. Gravissimo il fatto che la notizia sia stata riportata con parecchio ritardo (taciuta dai quotidiani di maggiore diffusione e tv cittadine), e che un membro della Commissione Giustizia avesse appena effettuato un’ispezione, esaltando a mezzo stampa l’efficienza dell’istituto di via Burla. Gravissimo, infine, che due dei suicidi siano avvenuti nella “strana” sezione 1B.
Il carcere di Parma non è nuovo a questo tipo di “suicidi”, passati costantemente sotto silenzio: queste morti rappresentano la punta dell’iceberg di una situazione che negli ultimi tempi è drasticamente peggiorata.
Come ci scriveva un detenuto nel 2000: “All’interno del carcere di Parma il verbo della sicurezza ha congelato tutta la struttura (…) gente chiusa in cella dalla direzione a non far niente per 21 ore al giorno, assenza del lavoro, attività trattamentali vicine allo zero”. In poche parole, il duro regime detentivo previsto dall’articolo 41 bis, in vigore in una sezione del carcere di Parma, permea di sé l’intero carcere e viene fatto ricadere su tutti i prigionieri di via Burla.
Negli ultimi anni l’Emilia Romagna ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio “laboratorio di detenzione”: qui, nelle “roccaforti rosse” si cerca di tutelare la “pace sociale” anche attraverso l’insediamento di una pluralità di apparati carcerari che svolgono funzioni differenti nel controllo e nella repressione. Oltre al carcere di Parma, infatti, vanno tenuti presenti, il manicomio criminale di Reggio Emilia – con buona pace della legge 180 che ne prevedeva l’abolizione –, i CPT (Centri di Permanenza Temporanea) presenti a Modena e a Bologna, il carcere per tossicodipendenti di Castelfranco, il quale è un’estensione del modello S. Patrignano, del carcere dato in gestione a privati, ancor più feroce, se possibile, del carcere statale (come i prigionieri linciati a S. Patrignano hanno dimostrato).
A queste considerazioni, di carattere territoriale, aggiungiamo il fatto che, ultimamente, per molti/e compagni/e, in ragione delle lotte portate avanti, si sono aperte le porte del carcere, spesso sulla base di aggravanti (reati associativi, eversione, ecc) che, la gran parte delle volte, in sede di riesame, sono poi venute a cadere.
Il fatto grave qui è che la maggior parte degli arrestati hanno trascorso e trascorrono tuttora parecchi mesi in carcere sotto custodia cautelare o in seguito a processi per direttissima e che viene loro applicato un regime particolarmente duro e afflittivo fondamento sull’isolamento (pensiamo, ad esempio, alle recenti inchieste sulle COR, all’inchiesta “Cervantes”, ai compagni e alle compagne arrestati a Lecce). Questo trattamento, del resto, è riservato da sempre a migliaia di prigionieri che quotidianamente lottano e resistono contro la violenza carceraria ai quali va senz’altro la nostra solidarietà e sostegno militante.
In particolare, infine, consideriamo sia necessario far uscire dal silenzio le micidiali condizioni d’isolamento e le restrizioni previste e dall’articolo 41 bis cui sono sottoposti da anni oltre 600 prigionieri. Queste condizioni comportano un drastico aggravamento della vita quotidiana sotto tutti i punti di vista, il cui scopo esplicito è l’annientamento dell’identità umana e politica del prigioniero.
Da alcuni mesi questo regime è stato imposto anche ad alcuni compagni. E’ la prima volta che ciò accade. L’obiettivo, più che evidente, è quello di costruire, in questo modo, un deterrente da opporre al movimento antagonista e di resistenza.
Sulla base di queste considerazioni, proponiamo a tutti coloro che in regione, ma non solo, hanno costruito percorsi di lotta sul carcere, che sono sensibili all’argomento e/o ne riconoscano la valenza politica, di determinare uno spazio di dibattito comune per costruire un percorso di lotta, altrettanto comune, contro il carcere in tutte le sue forme.
La situazione specifica del carcere di Parma – dove, nella sezione del 41 bis, è stato di recente trasferito anche un militante delle Br Pcc, recentemente condannato nel processo Biagi – può essere affrontata e modificata, pensiamo, soltanto se viene riportata su un piano complessivo, nel contesto di campagne di più ampio respiro.

Per tutto questo convochiamo una prima riunione di confronto per sabato 21 gennaio alle ore 15
c/o sede Rdb di via Baratta – Parma
per info 329 8648057 – 320 3469192

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Relazione sull’assemblea del 21 gennaio
Per organizzare a Parma una serie d’iniziative a sostegno di una campagna contro l’isolamento e il 41 bis


Sabato 21 gennaio si è tenuto a Parma un incontro sul carcere e l’isolamento tra diverse realtà del nord d’Italia: erano presenti i compagni/e dell’OLGA (è Ora di Liberarsi da tutte le GAlere), Centro Ilic e Panetteria Occupata di Milano, Amici a Parenti dei prigionieri politici di Brescia, i Carc e lo Spazio Sociale Libera di Modena, c.s.a. Dordoni di Cremona, i compagni/e di Crema, Centro di documentazione proletaria di Genova e i compagni/e di Rivoluzione. I compagni di “Filarmonici”, del collettivo “Giù mura giù box” di Forlì e del coordinamento “Dentro e fuori le mura” di Firenze, sono stati impossibilitati a partecipare per iniziative concomitanti. Un documento di saluto all’assemblea ci è giunto da Paolo Dorigo e da SRP.
Nell’introduzione, come compagni di Parma, abbiamo riassunto le ragioni che ci hanno portato ad intervenire sul carcere cittadino e le difficoltà riscontrate a causa del regime di massima sicurezza imposto a tutta la struttura, per la presenza di una sezione in cui è applicato il 41 bis. I tre suicidi usciti alla luce solo un mese dopo sulla stampa, confermano le gravi condizioni d’invivibilità che accomunano il carcere di via Burla alla maggior parte degli istituti penitenziari - vedi l’escalation di violenze, abusi, strani suicidi avvenuti tra novembre e dicembre in varie carceri italiane.
L’urgenza e l’attualità dell’intervento sono però avvalorati da due considerazioni: in primo luogo, l’estensione del 41 bis ai militanti delle BR-PCC, applicato a dei comunisti prigionieri per la prima volta, e preludio per la sua futura estensione ad una fascia più vasta di compagni (in questo senso testimoniano le lettere provenienti dalle sezioni ad elevata sorveglianza disseminate sul territorio, in cui vengono denunciate condizioni anche peggiori rispetto al 41 bis ed in particolare il frequente ed arbitrario ricorso all’isolamento nelle modalità più svariate); in secondo luogo, è stato sottolineato come la differenziazione del sistema penitenziario sia uno dei cardini che permea e condiziona la vita carceraria, sia all’interno, dove la pace è mantenuta da criteri di premialità e dalla minaccia di sezioni punitive, ricatti, sanzioni di vario genere per chi non collabora, sia all’esterno, dove si fa strada la previsione di carceri ad hoc per tipologie diverse di detenuti.
In questo senso, l’Emilia Romagna ne è un laboratorio, se pensiamo all’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, ai CPT di Modena e Bologna, al carcere per tossicodipendenti di Castelfranco.
La consapevolezza che il carcere rappresenti un “nervo scoperto” nelle dinamiche politiche della città, visto e considerato lo sforzo che viene fatto istituzionalmente per occultare quanto avviene dentro le mura, e la necessità di fare uscire la questione da un piano puramente locale, ci portano a contribuire alla costruzione di una campagna nazionale contro il 41 bis, e a cercare di stabilire un collegamento con tutte quelle situazioni che in Italia promuovono lotte contro il carcere.
Nel corso della discussione sono stati toccati vari aspetti, tra cui la necessità di far emergere il nesso tra l’aumento della repressione delle avanguardie e l’inasprimento delle condizioni in carcere e fuori. Il contesto in cui tutto ciò accade infatti è quello della guerra “preventiva”, che si manifesta nel suo “fronte interno” attraverso la repressione a scopo preventivo delle possibili opposizioni sociali, la militarizzazione del territorio, la concessione di sempre più ampi poteri alla polizia.
In questo senso vanno visti l’inasprimento dell’articolo 270 bis e l’approvazione bipartisan e a tempo record della “legge Pisanu”, una nuova legge in materia di “lotta al terrorismo internazionale”, finalizzata in primo luogo ad ostacolare chi lotta, chi si oppone nel nostro paese allo sfruttamento, quanti esprimono solidarietà e sostegno alle lotte dei popoli, alle loro avanguardie, nonché quegli stranieri che si oppongono in tutte le forme all’oppressione dell’imperialismo.
Rompere il terrore dell’isolamento significa impedire l’annientamento dei compagni prigionieri e il tentativo d’intimidire la determinazione a lottare. Per queste ragioni è stato promosso l’invito a mobilitarsi attraverso l’invio ai prigionieri di cartoline, lettere, telegrammi, riviste, giornali e libri, si è diffuso l’appello ai librai a contribuire in questo senso ed infine a rendere permanente la campagna contro il 41bis, attraverso iniziative concrete.
La presenza a Parma di uno dei militanti BR sottoposti al 41 bis, Marco Mezzasalma, è un’ulteriore occasione per denunciare con forza il regime a carcere duro e per riprendere quella battaglia già vinta in passato con l’abolizione dell’articolo 90. In questo senso esiste già un precedente grazie al presidio indetto per Marco dall’Asp a Napoli.
Si è quindi proposta la costruzione di un’iniziativa divisa in due momenti: un’assemblea pubblica ed un corteo che si concluda sotto il carcere di via Burla, da tenersi entrambe a Parma rispettivamente il 4 e il 25 marzo.
Ricordiamo che sono iniziati i volantinaggi nei giorni dei colloqui sotto il carcere di Parma e che tutte le realtà che partecipano alla campagna si muoveranno già da subito con iniziative e momenti di mobilitazione nei propri territori.
Si è pensato inoltre ad un manifesto unico che pubblicizzi le due iniziative, di cui nei prossimi giorni comunicheremo luoghi e orari precisi.
No al 41bis!

Compagni e compagne di Parma contro il carcere e l’isolamento
olga2005@autistici.org - no41bis_parma@virgilio.it



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