SENZA CENSURA N.22

marzo 2007

 

Solidarietà ai compagni arrestati

“... il punto di vista giudiziario é un atto di volontà unilaterale tendente ad integrare col terrorismo l’insufficienza governativa ...”
(A. Gramsci, Note sul Macchiavelli)

Come Redazione della rivista Senza Censura vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne oggetto della pesantissima provocazione repressiva messa in atto dalla Procura di Milano lunedì 12 febbraio, e che ha portato all’arresto di 15 persone (più altre 4 arrestate questa notte per l’affissione di alcuni manifesti di solidarietà!) e a decine e decine di perquisizioni di militanti, amici, parenti. Ci sembra che in particolare siano questi gli elementi da evidenziare e da denunciare con forza:

1) L’utilizzo, per l’ennesima volta, di reati associativi come il 270 (associazione sovversiva) e il 306 (banda armata) alla base di un’inchiesta che, al di là del tanto clamore, ci sembra ripercorrere esattamente gli inconsistenti e provocatori schemi visti tante volte in questi anni ed applicati sempre nei confronti di soggetti e realtà collettive impegnate in una militanza seria e coerente contro ogni politica antipopolare e guerrafondaia.

2) La pesantissima campagna stampa che sta supportando dal punto di vista massmediatico l’operazione giudiziaria e che, come hanno denunciato gli stessi avvocati difensori, crea un clima infame di linciaggio e di criminalizzazione mettendo una pesante ipoteca sia sulla difesa giudiziaria vera e propria, sia soprattutto su qualsiasi tentativo di gestione e di controinchiesta politica nei territori e nel movimento in solidarietà con gli inquisiti (come dimostrano proprio i provocatori arresti operati stanotte nei confronti di chi affiggeva manifesti in solidarietà con gli arrestati e contro questa ignobile montatura).

3) La presenza, tra gli arrestati e gli indagati, di tanti militanti impegnati attivamente sul proprio posto di lavoro nella difesa degli interessi dei lavoratori e che gli stessi dirigenti sindacali vorrebbero provocatoriamente far passare come “infiltrati” nascosti. Non c’è distanza, non c’è contraddizione alcuna tra un lavoro politico su tematiche generali quali l’imperialismo o la solidarietà con i popoli oppressi e la battaglia sul proprio posto di lavoro contro i continui e penalizzanti processi di ristrutturazione e gli altissimi costi che i lavoratori sono costretti a pagare sulla propria pelle. Questo è quanto i compagni arrestati facevano quotidianamente alla luce del sole. Ed è proprio questo possibile collegamento politico, fuori dalle pesanti maglie del consociativismo sindacale, che spaventa i padroni e i loro alleati e che rende necessario un intervento così preciso e radicale di repressione e di criminalizzazione.

4) La evidente concomitanza con la prossima scadenza di Vicenza, che non può essere considerata un caso. Creare un clima di tensione e di allarme sociale, criminalizzando componenti attive nello sviluppo di un movimento importante come quello contro la base di Vicenza, è una strategia già sperimentata più volte in passato sia per tentare di depotenziare la combattività e la determinazione di chi si sta mobilitando, sia per dare un chiaro segnale intimidatorio su qual’è la risposta dello stato nei confronti di chi si oppone e ne mette in discussione le strategie.

5) Il tentativo, attraverso questo rinnovato “allarme terrorismo”, di ricompattare in una nuova strategia di “unità nazionale” il quadro politico istituzionale, soprattutto in vista delle difficili prospettive sul piano internazionale (dai diversi fronti di guerra allo scontro sulle risorse energetiche) e delle inevitabili pesanti conseguenze che esse avranno sul fronte interno.

6) Infine, per quanto ci è dato di capire in mezzo a questa “tempesta informativa”, va notato e denunciato il ruolo attivo che anche in questo caso hanno avuto i servizi segreti nostrani, e che sempre più si dimostrano elemento importante nella determinazione della politica interna ed estera dell’Italia.

Invitiamo tutti/e i/le militanti/e politici e sindacali a respingere e denunciare con chiarezza queste operazioni intimidatorie che non vanno solo a devastare pesantemente la vita di chi ne è colpito in prima persona ma contribuiscono più in generale a ridurre e limitare tutti gli spazi di agibilità politica di opposizione nel nostro Paese.

Un pensiero particolare va a chi è ora dietro le sbarre, con tutta la nostra solidarietà.
LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA!

Mercoledì 14 febbraio 2007
I compagni e le compagne di SENZA CENSURA

 

 



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