RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO


NOTA RIGUARDANTE QUESTA SEZIONE:

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Documento allegato agli atti del processo “D’Antona” udienza GUP del 13.09.2004

Avviando la stagione dei processi a seguito delle operazioni antiguerriglia del 2003, lo Stato riaffermando il suo potere dandogli risalto mediatico, lungi dal poter celebrare una sua vittoria politica contro le B .R. P.C.C., ambisce a sfruttare al meglio risultati militari conseguiti riversandoli sul campo di classe e rivoluzionario nel tentativo di demoralizzarlo e di contrastare il peso dominante del rilancio della strategia della lotta armata nei rapporti generali tra le classi. Ciò perché rimane irrisolto per lo Stato il problema di impedire che le istanze autonome che emergono da un'opposizione di classe rafforzata politicamente dal rilancio, si leghino con l'opzione rivoluzionaria proposta dalle B.R. P.C.C. quale alternativa alla crisi e alla guerra imperialista. Così tenta di colpire il ruolo di direzione rivoluzionaria che l'Organizzazione svolge da trent'anni nel nostro paese, e di far fronte allo specifico impatto nel rapporto rivoluzione controrivoluzione che ha avuto il rilancio, il quale, per la sua valenza storica, non è affatto rimesso in discussione dalle perdite subite in quest'anno dalle B.R. P.C.C., sempre possibili per le forze rivoluzionarie e a maggior ragione nello stadio aggregativo della fase di ricostruzione che attraversa il processo rivoluzionario. Un ruolo di direzione, quello delle B.R., svolto perché l'attacco al cuore dello Stato incide nei rapporti generali tra le classi, ostacolando la realizzazione lineare dei programmi antiproletari e controrivoluzionari della borghesia imperialista e indebolendo la tenuta degli equilibri politico-sociali che li sostengono contrapponendovi l'interesse generale e politico del proletariato; perciò è in grado di modificare le posizioni nello scontro a favore del campo proletario e rivoluzionario. Una capacità quella dell'attacco nei nodi politici centrali che oppongono la classe allo Stato che emerge con chiarezza dalla rivitalizzazione che negli ultimi anni ha connotato le lotte e dalla maggior tenuta dell'autonomia di classe a fronte dei continui attacchi, accerchiamenti o manovre di depotenziamento e neutralizzazione a cui vengono sottoposte nel quadro delle politiche neocorporative e della mediazione politica attestata nelle relazioni tra le classi. In un contesto economico e politico segnato da una crisi sempre più profonda del modo di produzione capitalistico e del dominio della borghesia imperialista, alla quale la borghesia nostrana non può rispondere che con programmi di intensificazione dello sfruttamento e di impoverimento e spingendo alla partecipazione in prima fila alla guerra e alla controrivoluzione imperialista diretta dal polo dominante U.S.A. e dalla N.A.T.O., lo stato borghese cerca di fare dell'apertura dei processi un momento di attacco politico alle B.R. e alla proposta della Strategia della Lotta Armata che rivolgono a tutta la classe e, per attaccare il ruolo di direzione e la funzione rivoluzionaria che svolge nello scontro, nega la realtà politica del processo rivoluzionario per propagandare l'irriproducibilità nello scontro attuale dell'opzione rivoluzionaria, e della strategia della Lotta Armata e dell'avanguardia rivoluzionaria. Perciò mentre costringe i processi reali nelle ricostruzioni giudiziarie e strumentali al suo fine politico, cerca di utilizzare in vario modo i prigionieri, ostaggi nelle sue mani, sfruttandone le figure rivoluzionarie che perciò stesso rappresentano, per contrastare l'avanzamento politico nella costruzione del P.C.C. sancito dal rilancio, da un lato contrastando e stravolgendo la condotta inscritta nel solco storico di una tradizione centenaria di rivendicazione della propria identità militante da parte dei prigionieri rivoluzionari, e di riadeguamento agli indirizzi dell'Organizzazione in attività da parte dei militanti B.R. e rivoluzionari prigionieri; dall'altro esaltando la condotta di quegli ostaggi che lo Stato è riuscito a rendere propri strumenti nell'attacco politico alle B.R. P.C.C. e alla classe che rappresentano e che usa per incidere a suo favore nelle contraddizioni della soggettività di classe nel processo di emancipazione dalla condizione di subalternità politica a cui la borghesia vorrebbe condannare il proletariato. Ciò mentre vengono esercitate pressioni di ogni genere sullo schieramento di classe, criminalizzandone preventivamente e emergenzialmente anche le espressioni di dissenso, quale modo con cui lo Stato fa fronte all'attuale grado di approfondimento del rapporto rivoluzione/controrivoluzione riadeguandosi ad esso, per costringere il campo di classe ad arretrare e affinché le avanguardie di classe non assumano il solo terreno di scontro, quello rivoluzionario della lotta armata, su cui può essere data risposta strategica al problema politico di trasformare rapporti di forze generali a favore del proletariato e dargli prospettiva di potere. Un piano questo su cui è coeso l'intero arco politico e sindacale, in stretto coordinamento con il Ministero dell'Interno. Inoltre, seguendo in generale una specifica linea antiguerriglia verso gli arrestati e la base sociale della lotta armata, attraverso la minaccia di pesanti condanne e facendogli questa e dei suoi esiti favorevoli allo Stato, un mezzo di intimidazione e deterrenza verso il campo di classe rivoluzionario, si cerca di depotenziare il ruolo degli interessi generali e storici del proletariato a partire dai quali l'avanguardia comunista combattente costruisce la progettualità rivoluzionaria, il rapporto di scontro con lo Stato e la borghesia imperialista e la stessa soggettività rivoluzionaria di classe. Si cerca cioè di svuotare e negare la reale sostanza della soggettività rivoluzionaria di classe, il percorso di rotture e salti nella soggettività di classe da una condizione di subalternità politica all'assunzione di responsabilità politica di avanguardia sul terreno della guerra di classe, adeguandosi ai termini attuali del rapporto rivoluzione/controrivoluzione e relazionandosi offensivamente ai nodi centrali dello scontro generale per raggiungere la capacità politico-militare complessiva idonea a dirigere il processo rivoluzionario. Lo scopo di queste linee politiche di attacco dello Stato alla guerriglia è di confondere lo schieramento di classe rivoluzionario, ma allo stesso tempo rivelano a quale livello radicale si collochi ormai da tempo il pericolo rivoluzionario per il potere della borghesia, non potendo contrastare politicamente in altro modo la propositività della Strategia della Lotta Armata e la centralità che ha acquisito nella storia del proletariato italiano. È un fatto che il rilancio dell'opzione rivoluzionaria e della Strategia della Lotta Armata con le azioni del '99 e del 2002 ha attestato la risposta rivoluzionaria a quanto la borghesia imperialista e lo Stato avevano conseguito negli anni '80 e consolidato negli anni '90, dell'esito del duplice processo controrivoluzionario, da un lato come mutamento dei rapporti di forza storici tra borghesia imperialista e proletariato internazionale, e dall'altro, sul piano nazionale, come modifica in senso neocorporativo della mediazione politica tra le classi antagoniste, con la strutturazione sul piano politico istituzionale con il processo di esecutivizzazione, ai patti sociali e il maggioritario, della mediabilità politica degli interessi proletari solo in quanto parziali, transitori e funzionali alle istanze e agli obiettivi della borghesia imperialista, ovvero come stabilizzazione nei rapporti generali tra le classi della subalternità politica del proletariato come sostanza della “democrazia governante”, fattori entrambi che contrassegnano il mutamento di fase storica complessivo a cui l'avanguardia rivoluzionaria fa fronte e nel quale si trova ad operare. L'avanguardia rivoluzionaria misurandosi in specifico con l'intervento del '99 con il compito di ricostruire proprio in questo quadro politico storico, la capacità politico-militare di immettere offensivamente nella contraddizione dominante in quella congiuntura di interessi generali e storici del proletariato e la sua autonomia politica, ha potuto collocarli su un punto di forza e rappresentarli nello scontro facendo fronte alle contraddizioni dello stadio aggregativo e della Fase di Ricostruzione delle forze rivoluzionarie e proletarie e dando soluzioni in avanti alle sue problematiche, ha aperto un varco nella difensiva su cui era attestata la classe, in un contesto di interruzione dell'intervento combattente dell'organizzazione sotto la prolungata offensiva dispiegata della borghesia imperialista e dal suo Stato. Il Patto di Natale del '98 costituiva infatti quel passaggio di verifica e di adeguamento del patto sociale del '93, complementare al pacchetto Treu/Biagi del '96, con cui l'esecutivo Prodi, Sindacati Confederali e la Confindustria, spalancarono le porte alla precarizzazione del lavoro. Perciò era condizione decisiva dell'ulteriore arretramento politico della classe su cui l'esecutivo D'Alema avrebbe voluto far marciare i programmi antiproletari, controrivoluzionari e bellicisti della borghesia imperialista, governandone il conflitto che suscitavano e facendo degli esiti di quel passaggio termine del necessario assestamento e nuovo avanzamento del piano neocorporativo di rapporto tra le classi, di approfondimento della mediazione politica neocorporativa e base del procedere delle linee di riforma complessiva dello Stato e del suo ruolo nelle politiche centrali dell'imperialismo. Con l'azione D'Antona il disegno politico espresso nel Patto di Natale e il suo ruolo nel programma dell'esecutivo D'Alema ricevono un duro colpo, ne viene, cioè, indebolita l'agibilità politica e la coesione dell'asse D.S.-C.G.I.L. intorno a cui era aggregato un più vasto equilibrio politico sociale che lo sosteneva e legittimava le prerogative legislative che l'esecutivo si era avocato con le leggi delega per riformare il mercato del lavoro, con le “politiche attive” in direzione di subordinare il lavoro salariato alla massima ricattabilità, per frammentare, privatizzare e ridurre la sfera del welfare, per comprimere ancor di più il diritto di sciopero, per svuotare il contratto collettivo nazionale di lavoro e per rafforzare la rappresentanza sindacale, esposta a crisi di legittimità e di capacità di controllo del conflitto, dalla sua partecipazione attiva allo smantellamento delle conquiste storiche del movimento operaio e al peggioramento delle condizioni di lavoro e salariali del proletariato in un contesto economico strutturalmente non espansivo, che ha ridotto progressivamente i margini materiali di negoziazione con cui aggirare le istanze autonome della classe. Se proprio per il ruolo che le politiche neocorporative hanno avuto nel fare arretrare le posizioni del proletariato, il Patto di Natale avrebbe dovuto costituire il punto di forza dell'esecutivo D'Alema e del suo programma di Governo, con l'attacco delle B.R. P.C.C. ne diventò il fattore di crisi. Ciò perché Massimo D' Antona ne era il garante per l'esperienza e la capacità politica maturata negli esecutivi degli anni '90 e come esperto di legislazione del lavoro nella consulta giuridica della C.G.I.L., nel legare passaggi di riforma della pubblica amministrazione, gli accordi contrattuali, il percorso di restrizione del diritto di sciopero e la regolazione del sistema della rappresentanza sindacale dei lavoratori dell'ambito pubblico, riconducendo gli antagonismi che emergevano nelle principali vertenze di quegli anni a un piano di compatibilità con i programmi riformatori e verificandone gli andamenti di quegli scontri particolari la generalizzabilità degli esiti favorevoli alla classe dominante, realizzandola con l'introduzione calibrata agli equilibri tra le classi e al contenimento delle spinte conflittuali, dei contenuti neocorporativi nella legislazione del lavoro. Per questo e per trasformare complessivamente le leggi del lavoro che codificavano i rapporti di forza tra le classi della fase economica e politica precedente, l'esecutivo D'Alema fece di Massimo D'Antona il braccio destro del Ministro Bassolino, assegnandogli la Presidenza del Comitato Consultivo sulla legislazione del lavoro, organismo che includeva la maggior parte delle associazioni sindacali e padronali e il cui ruolo venne svuotato dall'azione del 20 maggio 1999 e di fatto concluso, ma che avrebbe dovuto costruire tutte quelle mediazioni occorrenti a raggiungere obiettivi politici della borghesia imperialista che tuttora, a distanza di cinque anni, restano in parte irrealizzati, quali la sostituzione della contrattazione aziendale o locale alla centralità del contratto nazionale, con la conseguente frammentazione della forza contrattuale della classe e il suo indebolimento e il correlato rafforzamento dei livelli di capacità dei vertici sindacali confederali di emarginazione, e di partecipazione alla repressione delle spinte autonome della classe e di controllo, contenimento e neutralizzazione delle resistenze proletarie, con la legittimazione delle pratiche di democrazia formale idonee a garantirli. Un ritardo politico che quanto previsto dal “libro bianco” di Marco Biagi, intendeva colmare, spingendo la radicale rimodellazione economico-sociale e politica collegata alla riforma federale dello Stato, contando sul sostegno di un equilibrio politico-sociale meno vincolante di quello degli esecutivi di centrosinistra. Ma, nonostante le forzature operate a seguito dell'azione Biagi dall'esecutivo Berlusconi,con il Patto per l'Italia e l'approvazione della Legge 30, per superare i vincoli politici ai cui i vertici del sindacato confederale in varia misura soggiacciono nell'espletamento dei loro compiti antiproletari e controrivoluzionari, alcuni dei nodi principali non sono ancora sciolti. Anzi il suo procedere a tappe forzate in un contesto in cui domina il rilancio della strategia della lotta armata e ancora permane il varco offensivo aperto dalle iniziative D'Antona e Biagi, ha alimentato il conflitto di classe e ha accelerato la perdita di peso politico generale del sindacato, senza che siano già rimodellati organicamente i rapporti economico-sociali tra le classi, così da prevenire a monte il conflitto strutturando la subordinazione politica del proletariato né sia rodata la formula del dialogo sociale che li integra. L'affermazione e il dispiegamento del progetto previsto dal “libro bianco" incontrano infatti vaste resistenze, che stante il peso dell'interesse generale e politico della classe rappresentato nello scontro dal rilancio, obbligano esecutivo, sindacato e Confindustria ad oscillare tra azione comune, inerzia e azione di forza, spinti dall'emergenza con cui premono le istanze della borghesia imperialista e dalla necessità di divaricare le istanze autonome del proletariato dal piano rivoluzionario, mentre a complicare il necessario governo della crisi e del conflitto si aprono già nuove contraddizioni a causa dell'approfondimento della crisi stessa e per come si manifesta nella debole economia nazionale e si riflette sugli esigui margini di politica economica consentiti dal bilancio statale per governarla nel quadro dei vincoli U.E. e U.E.M. definiti a sostegno della concorrenzialità del capitale monopolistico a base europea. Un approfondimento della crisi tale da prospettare il “declino” dell'economia nazionale e l'impoverimento progressivo delle condizioni di vita proletarie, già avviato, grazie alle riforme del lavoro attuate in questi anni, e tale da riproporle con forza al nuovo livello, mentre lo schieramento imperialista porta avanti la sua guerra infinita contro i popoli che vuole sottomettere, il nodo storico dell'alternativa rivoluzionaria al dominio della borghesia imperialista. Perciò a fronte dell'avanzamento sostanziale del processo rivoluzionario prodotto dalla riproposizione nell'attuale fase politica del patrimonio e della linea generale delle B.R. fatte avanzare a livello raggiunto dal rapporto rivoluzione/controrivoluzione e riadeguando indirizzi di fase e prassi rivoluzionarie, lo Stato per proseguire la sua offensiva contro la classe ha necessità di ottenere un qualche successo politico seppur parziale. Infatti i suoi recenti risultati militari contro l'organizzazione se si riflettono sull'andamento concreto del processo rivoluzionario rideterminandone i passaggi, nulla possono contro il fatto politico che siano stati praticati nello scontro generale tra le classi, gli indirizzi politico-militari con cui le B.R. P.C.C. combattono e disarticolano la progettualità della borghesia imperialista e gli equilibri politici che la sostengono, che nel far fronte a quanto la controrivoluzione ha attestato rispondono alle istanze politiche e strategiche della classe e delle sue avanguardie. Indirizzi che rispondono alla necessità nella fase in atto di selezionare, ricostruire e formare il complesso dei termini e dei livelli i di disposizione-organizzazione rivoluzionaria e proletaria sulla progettualità e sul programma delle B.R. sulla base del contributo fin da subito alla prassi rivoluzionaria dell'Organizzazione, in termini di stretta centralizzazione politica e di responsabilizzazione complessiva sulla linea e sul programma dell'Organizzazione per produrre la massima incidenza politica nello scontro generale tra le classi e ottenerne vantaggio ai fini degli obiettivi politico-militari di fase. Indirizzi che perciò mettono in grado le Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente di sostenere anche e riflettersi sulla soggettività di classe del livello attestato dalla controrivoluzione, dato politico quest'ultimo che rende centrale in questa fase che l'avanguardia rivoluzionaria si faccia carico progettualmente e programmaticamente dei termini della contraddizione, costruzione/formazione, e delle problematiche generali che ne scaturiscono ai fini di assestare l' iniziativa offensiva contro lo Stato e la borghesia imperialista e su ciò formare attraverso le rotture e salti politici occorrenti, la soggettività rivoluzionaria adeguata a misurarsi con il complesso dei compiti di fase che ruotano intorno alla stabilizzazione dell'intervento combattente nello scontro generale tra le classi alla ricostruzione dell'Organizzazione Comunista Combattente che agisce da Partito per costruire il Partito e che pertanto ne costituisce il nucleo fondante. La storia dello scontro di potere tra le classi nel nostro Paese dimostra come lo Stato si muova in una sostanziale difensiva politica a fronte della Strategia della Lotta Armata, con cui le B.R. dirigono lo scontro rivoluzionario e cioè la soggettività rivoluzionaria di classe può farsi carico a livello necessario dell'opzione rivoluzionaria, perché questa si è attestata nelle relazioni generali tra le classi quale esito dei mutamenti sedimentati dalla trentennale attività delle B.R. nei rapporti di scontro, per la capacità propria della strategia della Lotta Armata di influire su di essi e di modificarli. Un dato politico che perciò è ineliminabile dalla controrivoluzione, anche in caso di danneggiamento dell'Organizzazione Comunista Combattente e che è il prodotto dell'essere la prassi combattente delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente fattore attivo del mutamento delle posizioni politiche e di forza tra le classi perché svolge un ruolo di direzione rispetto agli interessi politici generali e storici del proletariato, a partire dall'attacco sui nodi centrali che oppongono la classe allo Stato. Perciò lo Stato con l'avvio dei processi pretenderebbe di distorcere gli indirizzi politici e strategici di fase dell'organizzazione e di negare l'amara realtà per la classe dominante del portato del rilancio. Rilancio che ha assestato quanto già è emerso negli anni '80 con la capacità delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Combattente, aprendo la Ritirata Strategica, di preservare e rilanciare l'offensiva contro lo Stato e la borghesia imperialista e di far avanzare la costruzione del P.C.C., assestamento che conferma che quando la rivoluzione riesce a sopravvivere e a resistere ad una controrivoluzione consegue una vittoria strategica.

Onore al militante delle Brigate Rosse del Partito Comunista Combattente Mario Galesi morto in combattimento, onore a tutti i militanti antimperialisti caduti.

La militante della Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente Nadia Desdemona Lioce